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[Conferenza
tenuta dal Prof. R.P. Giacomo Martina S.J. in occasione del 90°
anniversario del Pontificio Istituto Biblico]
[07.05.1999][1]
1. Premesse
Ringrazio il R. P. Rettore del Pontificio Istituto Biblico, R.
P. OToole, e gli organizzatori del congresso, che hanno
voluto assegnare questa relazione non a un biblista, ma a uno
studioso di storia contemporanea della Chiesa. Avverto tutta la
difficoltà del compito, che supporrebbe una reale competenza in
questioni bibliche, una capacità di sintesi e un equilibrio nei
giudizi. La difficoltà deriva anche dallampiezza del materiale
conservato nei due archivi, del Vaticano e della curia generalizia
della Compagnia di Gesù, non sempre per altro agevolmente reperibile.
Ho potuto consultare il fondo Istituto Biblico, dellarchivio
della Compagnia di Gesù, noto colla sigla ARSI, e qualche altro
documento dellArchivio Vaticano. Mi sono fondato largamente
su alcune opere fondamentali, articoli, corrispondenze già pubblicate,
sui necrologi di alcuni professori, sulle biografie dei principali
personaggi. Manca ancora un profilo biografico del primo rettore
del Biblico, il P. Fonck. Alcune notizie di un certo interesse
si possono raccogliere dal carteggio fra il Fonck e il suo superiore
generale, P. Wernz, da altre lettere dei consiglieri del generale
successivo, P. Ledóchowski, conservate nellARSI, da qualche
lettera fra il P. Wernz e Pio X. Utilissimi, per la prospettiva
generale e lo sviluppo del Biblico, inquadrato nel contesto generale
degli studi biblici, rimangono i lavori di Mauro Pesce, in Annali
di storia dellesegesi, e negli ultimi volumi della Storia
della Chiesa nota col nome di FlicheMartin.Qualche particolare,
soprattutto una prospettiva diversa, utile per allargare il quadro,
trapela dalla corrispondenza tra il Lagrange e il suo generale,
ora beatificato, il b. Cormier, limitata però agli anni 1904-1916
[2]. Schematizzando,
penso di fermarmi su quattro punti: le origini del Biblico, con
il rettorato del P. Fonck, le ovvie difficoltà, e linevitabile
condizionamento di quel periodo; il pontificato di Pio XI, con
i rettorati dei PP. Fernández e ORourke, e, dal 1930, del
P. Bea: un ventennio fondamentale per lesegesi cattolica,
con il passaggio dalla posizione difensiva a quella positiva di
ricerca, e il graduale avvicinamento al metodo storico; il pontificato
di Pio XII, col largo determinante influsso del P. Bea, lapprofondimento,
per influsso della Divino Afflante Spiritu, della ricerca
storica, laccettazione sempre più diffusa del metodo storico-critico
con le sue conseguenze; gli anni del Vaticano II, con i momenti
un po difficili del 1958-63, lesempio di profonda
maturità di due professori del Biblico, Lyonnet e Zerwick, la
Dei Verbum.
2. Il
contesto storico
I primi anni del Novecento assistono a un complesso di discussioni,
o meglio allesplosione di una vera e propria crisi biblica.
Nel 1902 esce LEvangile et lEglise, di Loisy,
seguito presto da Autour dun petit livre, sempre
del Loisy. Le due opere sono messe allindice il 16 dicembre
1903, poche settimane dopo lelezione di Pio X. Nel 1903
esce La méthode historique surtout à propos de lAncien
Testament, del Lagrange. Il lavoro, sintesi di sei conferenze
date a Tolosa, provoca una risposta piuttosto lunga e vivace del
gesuita Delattre, per breve tempo professore alla Gregoriana,
Autour de la question biblique, Une nouvelle école dexégèse
et les autorités quelle invoque (1904), seguita presto
dallimmancabile replica del Lagrange, Eclaircissement
sur la méthode historique à propos dun livre du P. Delattre
(1905), e la controffensiva del Delattre, Le criterium à lusage
de la nouvelle exégèse biblique. Réponse au R.P. M.J. Lagrange
(1907). Come è inevitabile, anche se doloroso, nella polemica
si insinuano toni un po aspri, rimproveri personali. Ma
siamo ormai nel cuore della polemica modernista, caratterizzata,
non solo dalle opere di Loisy, ma da quelle del Tyrrell, Nova
et vetera (1897), Lex credendi (1906), Through Scylla
and Charybdis (1907), Medievalism (1908), Christianity
at the Cross Roads (1909), a cui si affiancano le tesi abbastanza
radicali della rivista Nova et vetera (1908), di Buonaiuti,
compagno di seminario, a Roma, di Angelo Roncalli, e suo assistente
alla prima messa nellagosto 1904 in S. Maria di Montesanto
a piazza del Popolo. Questi cenni, che vogliono restare tali,
non pretendono dare un quadro esteso del modernismo. Troppe cose
bisognerebbe aggiungere, sulle cause remote e prossime del movimento,
sui suoi numerosi protagonisti, amici, simpatizzanti, sui suoi
aspetti diversi, che partendo da un moderato riformismo, unesigenza
di un rinnovamento di parte degli studi ecclesiastici, arrivavano
gradualmente a affermare levoluzione radicale del dogma,
a ridurre la rivelazione a unesperienza religiosa interna,
soggettiva, a separare scienza e fede. Mi preme ora solo, in questa
sede, indicare il clima generale di quegli anni nei quali matura
e giunge a compimento lidea di un istituto romano specificamente
destinato agli studi biblici per formare una nuova classe di professori
di Scrittura, preparati da specialisti fedeli alla Santa Sede
e capace di opporsi alle correnti radicali abbastanza diffuse.
La recente storiografia, che si è sviluppata anche dopo la canonizzazione
di Pio X nel 1954, ha sottolineato questi aspetti: la viva preoccupazione
diffusa negli ambienti vaticani (non solo in Pio X, ma nei suoi
stretti collaboratori, come i card. Merry del Val, Vives y Tutó,
De Lai); la vasta repressione promossa dalla Santa Sede, ora con
documenti piuttosto solenni (Pascendi e Lamentabili,
1907, Sacrorum Antistitum, 1910, risposte della
Commissione Biblica, dal 1905 al 1914), ora con condanne allindice
di opere diverse, anche puramente storiche e agiografiche, ora
con rimozioni da incarichi di una certa importanza, e soprattutto
con un piano sistematico di visite apostoliche nei seminari e
nelle diocesi; la diffusione di un certo gruppo di riviste ispirate
a un netto integrismo, che finivano per diffondere sospetti e
accuse anche su fedelissimi vescovi e cardinali, come il Ferrari
di Milano, beatificato, Maffi di Pisa. Ricordiamo di volo «LUnità
Cattolica», di Firenze, «La Riscossa», dei fratelli veneti Scotton,
«La Vigie» di Parigi, l«österreichisches Katholisches Sonntagsblatt»,
di Vienna, il «De Maasbode», in Olanda. Nel 1907 al Lagrange venne
imposto di non pubblicare in nessun modo il suo commento al Pentateuco,
e nel 1912 i suoi testi vennero esclusi da tutti i seminari.
Accanto
a questa azione negativa, si affiancò pero una linea positiva,
di consolidamento e rafforzamento. Essa abbracciò tre linee diverse.
Sul piano disciplinare si ebbero il codice di diritto canonico,
promosso fin dal 1904, che rispondeva ad esigenze pratiche, obiettive,
avvertite da tempo, e che richiese lunghi lavori diretti dal Gasparri,
terminati solo nel 1917; la riforma della curia romana (Sapienti
Consilio, 1908), quella della diocesi di Roma (Etsi nos,
1912). Sul piano pastorale, si susseguirono sin dalle prime settimane
i primi passi per il rinnovamento del canto sacro e della liturgia,
più tardi, con i due decreti Sacra Tridentina Synodus (1905)
e Quam Singulari (1910) una vera riforma eucaristica (comunione
anche quotidiana, anche in età infantile), un rinnovamento catechistico
(Acerbo nimis, 1905, Compendio della dottrina
cristiana, Catechismo della dottrina cattolica). Sul piano
dottrinale, accanto agli interventi della commissione biblica,
va evidenziata la fondazione del Biblico.
3. Le
origini
Alla
fondazione del nuovo istituto si era arrivati gradualmente, dopo
un piano formulato genericamente da Leone XIII nei suoi ultimi
anni (lettera apostolica Vigilantiae, 30 ottobre 1902)
ripreso ed annunziato da Pio X colla lettera apostolica Scripturae
Sanctae, (23 febbraio 1904)
[3] . Il primo documento istituiva la Commissione Biblica,
senza troppe precisazioni. Secondo un rapporto pubblicato da Francesco
Turvasi nella sua biografia di Giovanni Genocchi, si era rimasti
incerti per qualche tempo se fare della Commissione un tribunale
giudicante, o un consiglio direttivo sugli studi biblici. Ci si
era orientati in un primo momento alla creazione di un istituto,
affidato al Lagrange e al P. Fleming, francescano. Non si era
trovato subito un locale adatto, e alla morte di Leone lidea
era stata abbandonata. Era rimasta però la Commissione, con un
complesso di 41 consultori, fra cui il Lagrange. Lidea venne
ripresa da Pio X nella lettera del 1904: essa esprimeva il proposito
di fondare un istituto dedicato a formare i professori di Scrittura,
manifestando la speranza di avere una volta o laltra mezzi
necessari, e riservando intanto alla Commissione Biblica il diritto
di conferire il grado di dottore in Scrittura. Linvito di
Pio X di approfondire gli studi di Scrittura portò nel 1908 alla
istituzione alla Gregoriana di un corso superiore di Scrittura.
Solo nel 1909 si giunse alla fondazione di un apposito istituto,
eretto con il breve Vinea electa del 7 maggio. Il 29 dello
stesso mese, chiarendo più esplicitamente quanto era stato solo
accennato nel documento precedente, il Biblico era affidato alla
Compagnia di Gesù. L11 giugno 1909 il P. Leopold Fonck (su
cui ritorneremo) era nominato preside (oggi diremmo rettore) del
Biblico. Il 3 giugno 1910 il generale P. Wernz ribadiva che, salva
sempre lautorità della Santa Sede, il Biblico era sottoposto
alla giurisdizione immediata ed esclusiva del generale della Compagnia
(un controllo superiore a quello esercitato sulla stessa Gregoriana)
[4] . Il Biblico rimase però per un anno e mezzo, sino
al 1911, ospite del Collegio Leoniano, nel quartiere che si stava
sviluppando proprio quegli anni, detto Prati, dove i Vincenziani
raccoglievano alcuni studenti di teologia o giovani sacerdoti
ancora dediti agli studi. Le lezioni si svolgevano in parte lì,
in parte alla Gregoriana, nella sede di via del Seminario, dove
luniversità pontificia si era sistemata come si poteva dopo
lespulsione dal Collegio Romano nel 1873. Presto però il
Biblico trovò la sede adatta nel palazzo Muti Papazzurri in Piazza
della Pilotta, acquistata grazie alla generosità di tre benefattori.
Ricordiamo il cardinale OConnell, di Boston (1860-1944),
già studente del Collegio Americano di Roma, e suo rettore dal
1895 al 1901, vescovo di Portland, poi di Boston, cardinale dal
1911, che già nel 1905 per incarico di Pio X aveva svolto una
delicata visita in Giappone, ed aveva in questoccasione
mostrato una grande fiducia nella Compagnia. A lui si aggiunse
(non sappiamo per quali motivi) mons. Kohn (1845-1915), già vescovo
di Olmutz dal 1893 al 1904. Si mostrò poi particolarmente benemerita
la famiglia francese du Coëtlosquet, che con il suo contributo
permise lacquisto del palazzo e assicurò il primo sviluppo
dellistituto
[5] . Nel palazzo, non troppo grande, opportunamente
adattato dallarchitetto romano Astorri, la comunità dei
professori e del piccolo gruppo di studenti gesuiti rimase sino
a quando potè allargarsi con parte delledificio annesso
alla Chiesa dei SS. Apostoli, ottenuto dalla S. Sede durante il
pontificato di Pio XII, poco dopo la guerra
[6] . La Compagnia di Gesù in quegli anni, durante il
generalato del P. Wernz (1906-1914)
[7] , si stava riprendendo dalla dura prova subita in
seguito alle leggi eversive che si erano moltiplicate nei vari
paesi durante lOttocento, e, senza godere di piena libertà
in Italia, Francia, Germania, aveva trovato uninterpretazione
legittima delle leggi di dispersione ed aveva ripreso larga parte
delle sue antiche attività, eventualmente in sedi di fortuna.
Statisticamente, si era passati dai circa 10000 del 1875 ai 15000
del 1915. Certo il numero rimaneva impari ai compiti che le si
prospettavano. Proprio Pio X nel 1906 aveva caldamente invitato
la Compagnia a ritornare in Giappone e ad aprire ex novo ununiversità
a Tokio. Il nuovo Istituto Biblico richiedeva un nuovo sforzo,
il reclutamento di professori sicuri e provati, lavviamento
allo studio delle Scritture dei migliori giovani. Pio X aveva
mostrato la sua fiducia nella Compagnia: P. Wernz ubbidì. Forse
in futuro nuovi documenti ci mostreranno qualche altro dettaglio
sulla questione, sostanzialmente già nota: sembrerebbe, secondo
il Turvasi, che a favore dei gesuiti sia intervenuto anche il
redentorista Van Rossum. Laffermazione resta incerta, anche
perchè il Van Rossum, pur avendo a Roma importanti incarichi come
consultore del S. Ufficio e membro della commissione per la codificazione
del diritto canonico, solo più tardi, nel 1911, venne nominato
cardinale e nel 1914 presidente della Commissione Biblica. Forse
si è caduti in un equivoco. È un po difficile supporre che
P. Wernz, in un momento delicato e con forti preoccupazioni, facesse
pressioni o cercasse appoggi per ottenere alla Compagnia altri
impegni. Lo stato danimo del generale Wernz e del papa appare
comunque chiaro dai discorsi scambiati il 1 ottobre 1910 ai rappresentanti
della Compagnia, venuti a Roma per la consueta assemblea triennale.
P. Wernz, dopo aver ringraziato il papa per la sua benevolenza
e fiducia nella Compagnia, aggiunse: «Huius autem benevolentiae
tuae testis praeclarissimus est, unus prae multis, Pontificium
Institutum Biblicum, quod contra modernos Sacrorum Librorum insectatores
propugnaculum in hac alma Urbe nuper erexisti, eiusque curam et
custodiam, quae Tibi unice cordi erat, Societati nostrae demandatam
voluisti». Il papa rispose con le parole, riferite come avviene
spesso in questi casi, non alla lettera ma sempre fedelmente:
«haud mediocriter se quoque laetari ob adventuros in urbem ex
omnibus provinciis delectos sodales Sacris Litteris in novo Athaeneo
Biblico vacaturos; sic enim fiet, ut solida omnigenaque doctrina
imbuti, viri prorsus doctos evadant, quales infelix haec requirit
aetas, ad pestiferos modernismi errores convellendos extirpandosque»[8].
4. I
primi passi. Unesegesi difensiva. Lenigma Fonck.
Ci si può
chiedere oggi se la fondazione del Biblico, in quegli anni critici,
avesse un significato conservatore, che non sfuggiva agli osservatori
attenti di quei giorni, pronti a sottolineare il significato della
parole del papa. Questa interpretazione è stata ripresa più volte
da studiosi attenti del modernismo. Il nuovo istituto doveva proprio
costituire un contrappeso allEcole Biblique di Gerusalemme,
sorta nel 1890. Certo fu questa limpressione del P. Lagrange,
ben chiara in una lettera al suo generale, il b. Cormier, del
16 giugno 1909. La lettera si comprende meglio se si tiene presente
quanto è stato detto sopra, della prima idea intorno a un istituto
biblico romano, affidato al Lagrange, emersa a Roma nel 1901,
e presto tramontata. «Jai vu avec une impression mélangée
la fondation de linstitut biblique. Pour les intérêts particuliers
de lEcole biblique de Jérusalem, il nest pas fâcheux
quil soit confiée à la seule Compagnie. Je nignore
pas lhostilité personnelle du P. Fonck contre moi; et pourtant,
je lai entendu jadis à Jérusalem se moquer des vieux pères
conservatifs de la Compagnie. Cest un opportuniste très
dangereux. Le plan de la Compagnie, que jai pénétré depuis
longtemps, devient évident à tout le monde. Au fond on veut faire
ce que nous faisons, et lon se crée une réputation dorthodoxie
en nous décriant. Les progressistes de la Compagnie, qui sont
de beaucoup le plus nombreux, sont couverts par quelques intransigeants
tapageurs. Tout cela est cousu de fil blanc et assez misérable»[9].
a lettera
ha certamente il merito di porre sul tappeto un problema centrale,
in modo chiaro. Non bisogna però trascurare né la moderazione
del generale Wernz, mostrata più volte in quegli anni, né il valore
non assoluto delle testimonianze del Lagrange, parte in causa,
né la necessità di distinguere con chiarezza le responsabilità
personali di Pio X, del Wernz, del Fonck stesso, dei vari professori
che si sono succeduti al Biblico. E soprattutto non si deve ridurre
la storia del Biblico alle vicende della sua fondazione e alle
caratteristiche dei suoi primi anni, largamente condizionati dal
tempo. Levoluzione successiva non va certo trascurata. Ma
che dobbiamo dire del P. Fonck?
[10] . Nato a Wissen (Renania, diocesi di Münster) nel
1865, dopo gli studi al Germanico di Roma, già sacerdote entrò
nella Compagnia di Gesù, completando la sua formazione scritturistica,
insegnò Scrittura ad Innsbruck dal 1901 al 1909. Il Fonck dal
1909 al 1919 fu lorganizzatore e il rettore del Biblico,
poi professore dello stesso istituto, cui in poco tempo, partendo
quasi dal nulla, trovando professori capaci e sicuri, come il
Vaccari, delle primissime generazioni del Biblico, dette uno sviluppo
e una solidità notevole, assicurando fra laltro la perfetta
osservanza regolare. Come studioso, ebbe il merito di conoscere
bene la letteratura recente, e di esporre con chiarezza il pensiero
degli avversari. Si deve a lui, secondo il Turvasi, labbozzo
dellenciclica Spiritus Paraclitus, promulgata da
Benedetto XV nel settembre 1920. Non mancarono però già allora
critiche contro di lui. Il necrologio anonimo apparso in Biblica
alla sua morte con delicatezza ma con una chiarezza sufficiente
per i competenti afferma: «Qua erat in sanctam Ecclesiam flagrante
caritate, nihil umquam antiquius habebat, ut eam fortiter defenderet,
ubicumque sese manifestabant pericula vel periculorum indicia,
et ante omnia fidei puritatem ac doctrinae in re biblica securitatem
tueretur. Quo in zelo etsi non nemo erat qui eum aliquoties aequos
limites transgressum esse censeret, inter eos qui eum intimius
noverant nullus est qui nesciat eum unice sanctissimis rationibus
et purissima Dei gloriae intentione ductum fuisse». Questo cauto
giudizio è confermato dalle lettere ricevute e scambiate quegli
anni dal generale Wernz e dal papa stesso
[11] , e soprattutto da quelle ancora conservate inedite
nellarchivio generalizio della Compagnia. Si osservava che
il Fonck accettava troppi lavori, amministrativi e scientifici,
che non aveva il tempo sufficente per ascoltare e consultare i
suoi religiosi, anche gli stretti collaboratori, che come
osservava il P. Vaccari, avvezzo a unosservanza regolare
e non incline ai propri comodi prendeva decisioni non sempre
opportune, per mancanza delle informazioni che aveva rifiutato,
che pretendeva far troppo e troppo presto, con iniziative non
assolutamente urgenti. Non tutti ritenevano opportuno pensare
quei primi anni a una succursale del Biblico a Gerusalemme, su
cui si poteva aspettare. Ma il Fonck, quasi bruciando i tempi,
fin dal 1911 e 1912 si era recato in Palestina e aveva preso vari
contatti. La cosa era trapelata, e aveva sollevato perplessità
fra i gesuiti di Beyruth, preoccupati di uneventuale concorrenza,
e persino negli ambienti diplomatici di Parigi. Il gesuita Dudon,
valente storico, il 12 dicembre 1912 informava il generale Wernz
delle reazioni piuttosto negative del Ministero degli Affari Esteri
francese
[12] . Anche Pio X aveva ricevuto qualche voce non del
tutto favorevole, e aveva chiesto informazioni al Wernz. Fonck
si difese per scritto in una lunga lettera al generale, ma ammise
che lo stesso Merry del Val si mostrava freddo nei suoi confronti,
e il 4 marzo 1914 offrì le sue dimissioni. Non ho trovato per
ora la risposta del generale, ma comunque il Rettore rimase al
suo posto. Un cambiamento dopo pochi anni avrebbe fatto certo
pessima impressione. Probabilmente fu affiancato al Fonck, che
teoricamente restava rettore, il padre Fernández, con larghi poteri.
Lo stesso Benedetto XV, ricevendo durante la prima guerra mondiale
uno stretto collaboratore del nuovo generale Ledóchowski (in quel
momento assente da Roma), lassistente dItalia P. Nalbone,
si espresse un po sul serio un po scherzando in modo
non del tutto positivo per il Fonck: «Se potessi parlare col vostro
generale, ci intenderemmo subito. Ma col P. Fonck ... «. Certo
nel dicembre 1918 un altro gesuita, P. Geny, professore di filosofia
alla Gregoriana, in una lettera al Ledóchowski, generale dal 1915,
espresse varie riserve sul Fonck, anche per la poca prudenza mostrata
nel campo politico in quegli anni di guerra, e manifestò il desiderio
che il rettore del Biblico non tornasse a Roma, dopo il prolungato
soggiorno in Svizzera durante la guerra. Fonck invece tornò a
Roma e vi rimase fin verso il 1929: sembra fondata laffermazione
del Montagnes, che quellanno Pio XI ne avrebbe imposto la
partenza[13].
Probabilmente
il Fonck, poco diplomatico, si era espresso più volte duramente
nelle sue lezioni nei confronti del Lagrange e della sua scuola
[14] . In quegli anni comunque il Fonck era assorbito,
oltre che dalla cura di unosservanza regolare, dal reclutamento
di professori giovani, che dessero sicuro affidamento, (come il
Vaccari, nato nel 1875, ma al Biblico almeno dal 1913), la preparazione,
remota della sede succursale di Gerusalemme, che si attuerà solo
nel 1925, ma era in cantiere dal 1911, le istanze per ottenere
il diritto di conferire la laurea in Scrittura, a lungo contestate
dalla Pontificia Commissione Biblica. La questione si risolse
solo più tardi, nel 1928, col Motu proprio «Quod maxime».
5. Sotto
Pio XI. Il lento, graduale superamento dellesegesi difensiva.
Sotto il
pontificato di Pio XI il Biblico continua il suo cammino, in un
clima meno teso ma sempre vigile e attento alla perfetta ortodossia
degli studi biblici. Basta ricordare la condanna nel 1923 della
nuova edizione del Manuel biblique, del Vigouroux, redatta
dal sulpiziano Brassac, la sua destituzione dallinsegnamento
e lampia requisitoria del Merry del Val al superiore generale
dei sulpiziani in questoccasione. Pochi anni dopo, un manuale
biblico di un ex alunno del Biblico, Henri Lusseaux, pubblicato
dopo il 1931, largamente approvato a Roma da alte autorità, venne
criticato dalla Revue Biblique del 1934
[15] . In
questo contesto il Biblico procede con una fedeltà intelligente
alle direttive della Santa Sede, cercando di evitare cioè atteggiamenti
duramente intransigenti, e curando sempre lalto livello
scientifico dellinsegnamento e delle pubblicazioni. Nel
1928 è aperta definitivamente la succursale a Gerusalemme, senza
provocare frizioni con i domenicani dellEcole Biblique del
Lagrange, con i quali ormai si instaura una certa collaborazione.
In questi anni il numero degli studenti cambia. Dopo linizio
abbastanza favorevole, con oltre un centinaio di iscritti (metà
studenti regolari, italiani, francesi, tedeschi, olandesi, metà
considerati «auditores» e un gruppetto di «hospites»), la guerra
aveva inevitabilmente causato una forte diminuzione, che aveva
raggiunto il massimo nel 1917-18. Fra i primissimi studenti ricordiamo
almeno quattro futuri cardinali: Ernesto Ruffini, che studiò al
Biblico dal 1910 al 1913, conseguendo la licenza, praticamente
insieme a Frings, Liénart, Lercaro: nomi che non hanno bisogno
di presentazione. Dopo la guerra si ebbe una ripresa, e gli studenti
regolari raggiunsero nel 1940 i 75. Si ebbe poi linevitabile
diminuzione fra il 1940 e il 1945, e la fortunata ripresa dopo
la seconda guerra, quasi mai interrotta, che portò presto gli
studenti considerati presenti a tempo pieno (full time) a quasi
duecento (1950), per superare i 300 dal 1992. E, ancora una volta,
incontriamo futuri cardinali, Alfrink, che conseguì la licenza
nel 1925, insieme al Florit, italiano, e al benedettino svizzero
Gut. Un decennio più tardi incontriamo al Biblico König. Non scendiamo
ai vescovi per mancanza di tempo ... In quel periodo si segnalano
due grandi professori, P. Vaccari (1875-1965) e P. Merk (1869-1945).
Il card. Bea e il P. Boccaccio hanno presentato con esattezza,
simpatia ed eleganza P. Vaccari in Biblica. Non si può
immaginare il Biblico nel suo primo mezzo secolo senza il P. Vaccari,
scrive il cardinale. P. Boccaccio a sua volta si ferma sulla padronanza
delle lingue classiche ed orientali (Vaccari scrisse anche un
grammatica elementare dellarabo), sulla sua attitudine alla
ricerca profonda sui testi, sui codici, sulle notizie minute,
sulla sua vasta produzione (la sua bibliografia dal 1910 al 1962
abbraccia 450 titoli, fra libri ed articoli). Il card. Bea si
ferma soprattutto sul suo insegnamento. «(Esso) non era tanto
metodico, quanto piuttosto personale e sempre improntato a quel
suo irresistibile istinto di erudito e di ricercatore, da cui
è segnato ogni suo lavoro, che lo induceva ogni tanto a digressioni
non tanto facilmente afferrabili dagli uditori. Ma daltra
parte proprio per questa vivacità erudita della mente egli esercitava
un profondo ascendente sui suoi alunni». Pur notando e magari
accompagnando con un benevolo sorriso quella sua aria assorbita
nei suoi pensieri, essi lo ammiravano, veneravano e soprattutto
ne subivano il profondo influsso quasi contagioso. P. Vaccari
fu il primo ad affrontare una traduzione in italiano della Bibbia
dai testi originali. Per parecchio tempo condusse avanti lopera
senza competitori. Poi, sopraggiunsero altri studiosi con loro
traduzioni, e il Vaccari concluse lopera solo nel 1958.
Forse la traduzione risente della formazione che il giovane studente
aveva ricevuto alla fine del secolo scorso, e può apparire lontana
dai gusti odierni, ma tutti ammirano lesattezza filologica.
Il cardinale sottolinea lestrema semplicità di modi, la
sua instancabile laboriosità, nonostante certi tratti qualche
volta un po bruschi, dovuti più che altro al suo essere
un po assorbito nei propri pensieri e distaccato dalla realtà
che lo circondava. Uno studioso non cattolico, Levi della Vida,
a lungo professore alla Sapienza di Roma, fino a che non ne fu
estromesso per non aver voluto prestare il giuramento di fedeltà
al fascismo, in un libro oggi difficilmente reperibile, Fantasmi
ritrovati, ha rievocato un aspetto insolito del P. Vaccari.
È noto che il P. Tacchi Venturi seguiva personalmente la redazione
dellEnciclopedia Italiana, e non essendo del tutto daccordo
col Levi della Vida sul contenuto della voce Ebrei, lo
pregò di prendere contatto col P. Vaccari al Biblico. Il padre
lo ricevette e gli fece i suoi rilievi. Il Levi della Vida replicò
che in altri anni avrebbe acconsentito a modificare il suo scritto,
ma che in quel momento politico, nel 1932, davanti ai pericoli
imminenti per lebraismo mondiale, non se la sentiva. P.
Vaccari tirò fuori il suo orologio, osservò che si avvicinava
la preghiera comune a cui non poteva mancare, e sbrigativamente
liquidò il suo interlocutore. Levi delle Vida non rimase offeso
né meravigliato, intuì subito limbarazzo del Vaccari, il
suo desiderio di venire incontro alle perplessità dello studioso
che aveva di fronte, nascosto appena da un certo modo brusco di
fare, e il suo tacito nulla osta. La voce rimase immutata, e si
può leggere tuttora nellEnciclopedia. Forse più efficace
è stato un giorno il card. Ruffini, suo antico alunno, che, accennando
implicitamente alla vasta erudizione del Vaccari, che gli impediva
talvolta nelle lezioni di essere semplice e comprensibile, concludeva
affettuosamente, «Vaccari
è il nostro Vaccari». Non nascondiamo
daltra parte il largo conservatorismo del professore, che
non gli ha impedito, sì, di rifiutare fra i primi lattribuzione
del Qohelet a Salomone, ma lo ha portato a difendere il 7 giugno
1924 sulla Civiltà Cattolica, sembra per ordine di Pio
XI, la condanna del Brassac, indicandone quello che le autorità
romane consideravano il vero pericolo, di seguire i principi della
nuova esegesi, cioè in definitiva quelli del Lagrange. Più tardi
Vaccari ha sostenuto linterpretazione letterale del libro
di Giona, e si è opposto, senza risultati, durante la preparazione
del Vaticano II, alla nomina a consultori di alcuni teologi che
erano stati visti con riserva gli ultimi anni di Pio XII, e continuò
a difendere le tesi che le correnti più aperte guardavano ormai
con sospetto, rifiutando di vedere nel Pentateuco una raccolta
di documenti di età e origine diversa. In definitiva, Vaccari
resta certamente un grande professore, ma non può essere considerato
simbolo della linea del Biblico, in realtà più complessa e varia.
Probabilmente, egli in realtà va ricordato come lesponente
della linea di destra, controbilanciata gli stessi anni dalla
corrente più aperta. Dal 1928 insegnava al Biblico il Merk, che
fu a lungo confessore di Pio XII sino alla sua morte nel 1945.
Stimolato dallesempio del von Soden, discusso per i suoi
principi, ma sempre degno di attenzione, e del Nestle, che dallinizio
del secolo aveva pubblicato un testo critico del Nuovo Testamento,
dopo gli inevitabili ritardi provocati dalla prima guerra, Merk
nel 1933 portò a termine la sua edizione critica del Nuovo Testamento,
un classico, che fu seguito da parecchie altre edizioni prima
e dopo il 1940. Ledizione del 1944 contiene una larga revisione
dellintero apparato critico dellApocalisse. Come i
bravi filologi, anche il Merk era attento alle singole varianti,
ma non aveva fretta, anche se una volta scelta una soluzione la
difendeva con tenacia. Opere come queste assicurano un largo prestigio
allIstituto, e restano lontani dai contrasti interni alle
varie scuole
[16] .
Proprio
in quegli anni, nel 1932, arrivò alla logica conclusione lerezione
nello stesso Istituto Biblico di una nuova facoltà, quella di
studi delOriente antico, opportuno complemento della facoltà
biblica vera e propria. Essa venne riconosciuta «ad sexennium»
il 7 giugno 1929, e, dopo il completo riordinamento delle facoltà
ecclesiastiche avvenuto nel 1931 colla costituzione Deus scientiarum
Dominus, il 7 agosto 1932 in modo definitivo. La facoltà comprende
quattro sezioni, semitica, assiriologica, egiziologica, sanscrito-iranistica.
Essa con i suoi notevoli professori ha evitato ovviamente quello
spirito positivista presente in qualche orientalista, ma soprattutto
ha aiutato a conoscere meglio il Vicino Oriente Antico, cioè quel
mondo in cui è nato, cresciuto e vissuto Gesù, autentico ebreo,
in cui si è formato e sviluppato, in cui si è mosso il suo popolo.
Come insegna Giovanni Paolo II, Gesù si è radicato nella lunga
storia di un piccolo popolo del Vicino Oriente antico, con le
sue debolezze e le sue grandezze, con i suoi uomini di Dio e i
suoi peccatori, con la sua lenta evoluzione culturale e i suoi
mutamenti politici, con le sue sconfitte e le sue vittorie. Conoscendo
meglio questo popolo e la sua storia, capiremo meglio la sua mentalità,
il suo linguaggio specifico. In questo modo, la facoltà delloriente
antico costituisce un complemento utilissimo a quella biblica.
Fra i professori
della facoltà, ha lasciato un ricordo profondo il P. Alfred Pohl
(1890-1961). Tedesco, della Slesia, era entrato nella Compagnia
di Gesù nel 1912, ed aveva completato i suoi studi teologici a
Valkenburg, nei Paesi Bassi, dove i gesuiti, espulsi da Bismarck
ai tempi del Kulturkampf, avevano eretto ex novo uno studentato.
Dopo il servizio in sanità durante la prima guerra mondiale, egli
studiò assiriologia per sei anni (1924-1930) a Berlino, sotto
la guida di un celebre orientalista, Bruno Meissner, e da allora
insegnò al Biblico lingua e letteratura accadica, storia dellantico
Oriente (nella facoltà orientalistica), e storia del Vecchio Testamento
(nella facoltà biblica). Dal 1945 alla morte fu decano della facoltà
orientalistica, dal 1932 direttore della rivista Orientalia,
cui si aggiunse presto la collana Analecta Orientalia.
P. Pohl fu un grande studioso, universalmente riconosciuto fra
i migliori specialisti dellantico oriente, un eccellente
didatta, un mirabile organizzatore. Così lo ha ricordato il suo
antico alievo Sabatino Moscati, che gli è stato vicino dal 1938
alla morte. Basta qui ricordare le sue opere principali: VAT
8875, die 6. Tafel der Serie «ana ittusu», Leipzig
1930; Neubabylonischen Rechtsurkunden aus den Berliner Staatslichen
Museen, Roma 1934; su un altro campo, lapprezzatissima
Historia populi Israel a divisione regni usque ad exilium,
Roma 1933.
Meritano
di essere ugualmente ricordati tre altri padri, Franz Zorell (1863-1947),
tedesco, del Württemberg, Giuseppe Messina (1893-1951), siciliano,
Anton Deimel (1865-1964), tedesco, della Westfalia. Tutti e tre
hanno studiato vari anni a Berlino. P. Zorell, gesuita dal 1884,
per dodici anni si dedicò al Lexicon Graecum Novi Testamenti,
uscito nel 1911 (seconda edizione, 1930).
Gli anni
successivi si impegnò nel Lexicon hebraicum et aramaicum Novi
Testamenti di cui alla fine della vita potè vedere solo i
primi fascicoli. Dal 1928 al 1954 insegnò al Biblico lingua armena
e georgiana. P. Messina, gesuita dal 1907, compì gli studi filosofici
nellisola di Jersey, sulla Manica, dove i gesuiti francesi
si erano rifugiati dopo le dispersioni a cavallo fra i due secoli,
poi teologia a Valkenburg, già ricordata, e tre anni a Berlino,
dove si laureò con la tesi Der Ursprung der Magier und die
zarathustrische Religion (1930). Dal 1929 insegnò al Biblico
le lingue sanscrito, pehlevica, avestica, neopersiana, storia
delle religioni dellantico oriente. Per quasi due anni,
1936-38, compì lunghi viaggi in Iran, dal Mar Caspio al golfo
Persico. Lelenco delle sue pubblicazioni, fra libri e articoli,
abbraccia quasi quattro pagine. Fra esse spicca ledizione
critica, persiana e italiana, del Diatessaron Persico,
antica edizione dei quattro vangeli, o «armonia dei quattro vangeli»,
redatta nel II secolo da Taziano, siro o assira, e conservata
solo in frammenti o traduzioni, così importante per cogliere lesatta
trasmissione e lantica interpretazione dei Vangeli, già
intravista a Firenze nel 1943, e pubblicata a Roma nel 1951. P.
Deimel, tedesco della Westfalia, dal 1909 per una trentina danni
insegnò al Biblico assiriologia. Fra le sue opere (un elenco di
quattro fitte pagine!), ricordiamo il Codex Hammurabi (1910,
seconda edizione 1930), e i cinque volumi del Sumerisches Lexicon,
usciti fra il 1925 e il 1950
[17] .
Linteresse
con cui Pio XI seguiva il Biblico apparve in un episodio singolare.
Nellaprile-maggio 1938 la sua resistenza al nazismo si mostrò
chiarissima nellinvito rivolto nellaprile di quellanno
a tutte le facoltà cattoliche a confutare alcuni principi razziali
del nazismo, e alla sua partenza da Roma per Castel Gandolfo allarrivo
di Hitler nella capitale italiana in visita ufficiale. Dopo aver
deplorato in un discorso a Castelgandolfo lostentata accoglienza
fatta a Roma ad una croce che non era quella di Cristo, il papa
alla fine di maggio, poco dopo la fine della visita di Hitler,
volle assistere nella sua residenza estiva alla discussione della
tesi preparata al Biblico dal salesiano Giorgio Castellino, sui
Salmi: Le lamentazioni individuali e gli inni in Babilonia
e in Israele raffrontati, riguardo alla forma e al contenuto.
Era la prima volta (ma non fu fu lultima) che una tesi del
Biblico era discussa alla presenza del Pontefice. La tesi, diretta
dal P. Vaccari, ed esaminata criticamente anche dai padri Bea,
Pohl, Dyson, Semkowski, Merk, venne approvata con un buon voto,
anche se non raggiunse il massimo. Ma il contenuto della tesi
e il contesto politico rendevano più interessante e significativa
la cerimonia: dalla scienza pura, astratta, si passava a una scienza
non priva di implicazioni politiche, vicina alla realtà concreta
del momento. Lautore della tesi, morto una decina danni
fa dopo una buona carriera nelle facoltà statali, nominato poi
durante il Vaticano II membro della Commissione Biblica, confutava
chiaramente una tesi cara a una parte della scienza tedesca, che
vedeva nei Salmi non una poesia originale, sorretta e ispirata
da unalta religiosità soprannaturale, ma una semplice imitazione
della letteratura e della poesia babilonese, secondo il detto
efficace anche se antiscientifico: Bibel und Babel. Pio
XI rimase molto soddisfatto ed espresse con una certa commozione
la sua sincera stima per il Biblico, raccomandò che i professori
di Scrittura dei seminari avessero almeno la licenza in Scrittura
[18] . «Dire il Biblico, aggiunse il papa, è dire tutto,
trattandosi del libro santo che porta e conserva la parola di
Dio ( ... ). È un prezioso istituto il Biblico ( ... )». E il
papa continuava con allusioni agli avvenimenti di quel mese, a
Roma: «Il Signore ha voluto che il papa vedesse da lontano e da
vicino tante cose tristi. Ma il Santo Padre deve pur dire che
Dio è buono, perchè lo fa godere di tante cose belle e buone,
sì che la sua fiducia in Dio e la sua perfetta pace e tranquillità
è davvero piena e assoluta».
6. Il
rettorato Bea. Lenigma Bea.
Verso
unesegesi sempre più attenta alla dimensione storica
Il 6 luglio
1930, P. Bea (1881-1968), ormai a Roma da vari anni come professore,
e, per qualche tempo, come superiore della comunità di gesuiti
laureandi, numericamente modesta, venne nominato Rettore del Biblico,
con piena autorità sullistituto e sulla comunità religiosa
annessa. Non è il caso di fermarci sugli incarichi precedentemente
svolti dal padre, che si possono supporre noti, né di fermarci
sulle ottime qualità di studioso e di superiore già mostrate in
quegli anni, e in tutto il suo rettorato (1930-1949). Credo utile
fermarmi invece su quello che potremmo chiamare «lenigma
Bea». Bea fu stimato da Pio XI, e la stima e fiducia crebbero
sotto Pio XII, che gli affidò incarichi delicati, e, dal 1945,
dopo la morte del P. Merk, lo scelse a suo confessore. Per anni,
rimanendo in un posto importante ma senza grande autorità esterna,
Bea fu uno degli stretti collaboratori o esecutori della volontà
di Pio XII. Morto questi, Bea nel gennaio 1959, fu promosso cardinale
da Giovanni XXIII (che lo conosceva appena). Da voci confidenziali
raccolte alla Gregoriana, si può accettare la notizia che papa
Giovanni avesse pensato a promuovere cardinale il P. Leiber, per
decenni in stretto contatto con Eugenio Pacelli e con Pio XII
per le questioni tedesche, ma che Leiber non avesse accolto la
proposta. La scelta cadde così su Bea. Si realizzò allora subito
una piena sintonia fra il nuovo papa e il nuovo cardinale. Giovanni
XXIII mostrò subito, almeno dal 25 gennaio 1959, di voler seguire
vie diverse, inattese, con la convocazione di un concilio ecumenico:
Bea dalla sua nomina, per lui del tutto imprevista, divenne presto
uno degli stretti collaboratori del papa in questo disegno, e
fu uno dei grandi protagonisti del Vaticano II, del nuovo ecumenismo,
in contrasto per questo con la destra conservatrice rappresentata
soprattutto da Ottaviani, Ruffini, Siri, e altri. È noto lo scontro
del giugno 1962, nelle ultime sedute della commissione centrale
prepatatoria, fra Bea da una parte, i cardinali Ottaviani e Cicognani
dallaltra, a proposito del progetto di Bea sulla libertà
di coscienza e sui rapporti con gli ebrei. Bea, per il momento
sconfitto, riuscì più tardi a far trionfare il suo piano. Lesperto
biblista, tutto sommato piuttosto conservatore sino alla fine
del pontificato di Pio XII, si mostra ora decisamente progressista.
Come spiegare il fatto innegabile? Non è del tutto assente nella
storia il caso di persone che abbiano servito successivamente
due papi diversi, con piena fedeltà: Giovanni Battista Montini
fu per un quindicennio uno dei più stretti collaboratori di Pio
XII. Ci si può chiedere tuttavia, soprattutto davanti a Bea, se
questi si sia semplicemente adattato al nuovo corso, passando
da una posizione sostanzialmente conservatrice ad unaltra
diversa, o se il cardinale abbia rivelato idee, tendenze, propositi,
presenti in lui da molti anni, ma volutamente messi a tacere.
Un problema analogo del resto appare nello stesso Giovanni XXIII:
come spiegare il rapido proposito del nuovo Concilio, e la sua
ferma volontà di portarlo avanti a tutti i costi, dopo anni di
silenziosa fedeltà alla linea di Pio XII? Il problema è stato
già affrontato da Lyonnet, da P. Stefan Schmidt, nella biografia
Agostino Bea il cardinale dellunità
[19] , da Mauro Pesce. Si possono accettare ma anche
completare i suoi rilievi. Schmidt sottolinea la grande prudenza
del P. Bea. Le sue dispense sul Pentateuco, in due volumi usciti
nel 1928, mostrano certo uno stampo conservatore. Bea aveva avuto
presente le vicende del suo confratello P. Hummelauer (1848-1914),
la sua notevole opera di pioniere con il suo corso di Scrittura,
le difficoltà e le critiche che egli aveva affrontato per anni,
sino a ritirarsi, stanco, dallinsegnamento e dal lavoro
scientifico. Come tanti pionieri, Hummelauer aveva avuto intuizioni
geniali, si era mosso in una direzione giusta, senza ancora dimostrarne
con sicurezza e profondità la loro validità. Il risultato finale
era stato negativo: le sue opere non avevano stimolato nuove fruttuose
ricerche, ma avevano provocato una reazione contraria che a cavallo
fra i due secoli aveva bloccato ulteriori progressi. Bea nel 1928
avrebbe auspicato un abbandono delle posizioni stazionarie sul
Pentateuco, fissate dalla Commissione Biblica. La prudenza consigliava
diversamente: si potevano solo sottolineare le difficoltà residue,
i vari elementi che lo stato della scienza non permetteva di trascurare.
Come Rettore del Biblico, la prudenza gli era ancor più necessaria:
si lavorava sotto gli occhi del papa, e un passo falso avrebbe
danneggiato tutto il lavoro dellIstituto. Pio XI aveva raccomandato
due punti essenziali: linteresse e lamore per la ricerca,
la purezza della dottrina. P. Bea nel 1928, ma anche nel 1938,
non poteva fare di più. Secondo unaltra testimonianza, Bea
riusciva a congiungere in sé armonicamente due tendenze opposte,
una pronunziata inclinazione per opinioni conservatrici, frutto
del temperamento e della formazione ricevuta, rafforzata poi dal
lungo permanere in posti direttivi; la chiara percezione che un
lavoro scientifico è indispensabile e fecondo; la convinzione
che la verità è una e indivisibile. Si potrebbe forse concludere
che Bea nella sua gioventù aveva avvertito la necessità di un
progresso negli studi biblici, di una maggiore apertura del magistero:
ma aveva prevalso in lui la convinzione della necessità di aspettare,
di non danneggiare con una eccessiva insistenza levoluzione
che il tempo prima o poi avrebbe portato. Analoghe osservazioni
furono fatte, alla morte di Bea, nella rivista Biblica,
dal suo successore, il P. MacKenzie, che ricorda le lezioni chiare,
metodiche, in un latino facile e fluente, con abbondanza di riferimenti
e di precise osservazioni critiche. Esse costituivano un esempio
di un buon metodo esegetico, uno stimolo e direttive per future
ricerche. Certo, continua MacKenzie, le sue posizioni personali
inclinavano a un cauto conservatorismo: era inevitabile nel clima
del tempo. Ma attraverso i suoi consigli, gli studenti si rendevano
conto che altre posizioni personali più aperte restavano possibili,
ugualmente legittime, forse più fondate. Per questo, Bea non si
può considerare in nessun modo un opportunista, e la sua apertura
degli ultimi anni rispondeva in sostanza alla gioia di chi vede
finalmente soddisfatte lunghe attese lentamente maturate e conservate
in silenzio.
7. Il
progressivo cammino sotto Pio XII.
Nel
pontificato di Pio XII si succedono nuovi passi importanti negli
studi biblici.
Nel 1941 la Commissione Biblica prese posizione contro
alcuni scritti del sacerdote italiano Ruotolo, che svalutava il
senso letterale e storico della Scrittura, e in modo aperto e
duro accusava P. Vaccari, e lo stesso Biblico, non solo come difensori
della scuola detta larga, ma come sicuri di sè, fautori di un
certo scientismo, per la loro conoscenza delle lingue orientali,
largamente superflua per unesatta conoscenza della Scrittura.
Dal Biblico si spargeva nella Chiesa un nuovo modernismo, una
vera incredulità. Alcuni vescovi, alcuni generali, secondo Ruotolo,
erano desolati. La lettera della Commissione Biblica, 20 agosto
1941, opera in parte almeno dello stesso Bea, rispondeva alle
accuse e ricordava che il Biblico era stato istituito da Pio X,
e si era sviluppato sotto gli occhi di vari papi, con una piena
continuità nelle applicazioni delle direttive ricevute che non
aveva bisogno di dimostrazioni. P. Vaccari, direttamente accusato,
commentò con sicurezza e tranquillità la lettera[20].
Più importante
fu la decisione, presa da Pio XII nel 1941, di una nuova traduzione
del salterio gallicano
[21] . La decisione venne presa dal papa stesso di sua
iniziativa, nella seconda metà di gennaio del 1941. Il 19 gennaio
venne formata la relativa commissione, con sei professori dellistituto,
competenti sui diversi aspetti. I criteri per la traduzione vennero
fissati dal papa stesso. Il lavoro terminò nellagosto 1944.
La traduzione venne annunziata da Pio XII col Motu proprio In
cotidianis precibus, del 24 marzo 1945. Si era deciso non
un ritocco dellantica versione geronimiana, ma una nuova
versione, adatta alluso liturgico, tale da restituire al
testo sacro il suo vigore e la sua freschezza. Si cercò non un
latino ecclesiastico, ma un latino che si avvicinasse a quello
classico, pur restando lontano da quello ciceroniano, troppo complesso.
Ritornarono così, nel testo le immagini concrete, che lantica
traduzione aveva omesso per evitare un accentuato antropomorfismo,
(rupe, roccia...), si chiarirono alcuni punti rimasti ambigui,
vennero chiariti i tempi esatti dei verbi (ritornarono al loro
posto il perfetto e il futuro). Vennero eliminate alcune parole
poco chiare (come il «confiteri», per «laudare», tanto criticato
ai suoi tempi da Agostino, che avvertiva come a quella parola
i fedeli spontaneamente si battessero il petto). Venne preferita
la costruzione classica dellaccusativo con linfinito
(«credo visurum me bona Domini in terra viventium»). Sappiamo
che la traduzione, accolta inizialmente con favore, gradualmente
provocò varie critiche, specialmente a causa della insufficiente
sensibilità musicale dei compilatori, avvertita particolarmente
dai benedettini. E si ebbe così una nuova traduzione, e, infine,
lintroduzione nella liturgia delle ore del testo in lingua
volgare. Quella versione, se storicamente è stata superata, resta
un testo per molti aspetti sempre utile, caro a molti come ricordo
della propria giovinezza sacerdotale, e ricco di stimoli.
Più profondo
e duraturo, nella storia dellesegesi, fu linflusso
dellenciclica Divino Afflante Spiritu, del 30 settembre
1943, cui il padre Bea dette un contributo importante, insieme
al card. Tisserant e al P. Vosté, presidente e segretario della
Commissione Biblica
[22]. Linflusso di Bea è evidente fin nelle parole
stesse: lo notavano scherzando gli stessi studenti del Biblico,
osservando la forte corrispondenza fra alcuni passi dellenciclica
e dei testi di Bea. Egli aveva insistito più volte nei suoi scritti
sullimportanza di cogliere esattamente le intenzioni dellautore
sacro, che non segue necessariamente lo stile e le norme degli
autori occidentali dei nostri giorni. Non si tratta di stabilire
a priori (come inclinava a fare, decenni prima, il P. Hummelauer),
ma di studiare le caratteristiche della storiografia antica, per
capire meglio la natura dei libri sacri. Lo studio dei «generi
letterari» non vuole indebolire o negare il valore storico dei
testi, ma comprendere meglio quanto lautore ha voluto dire.
Quel tema dei generi letterari fino al 1943 era stato visto un
po con sospetto, per labuso che ne era stato fatto.
Lenciclica lo giustificava, riconoscendolo legittimo, non
solo per lo studio del Vecchio Testamento, ma anche per il Nuovo,
per i vangeli stessi. Bea stesso disse confidenzialmente: «Sono
convinto che largomento e la dottrina dei generi letterari
non si troverebbero ancora nellenciclica Divino Afflante
Spiritu, se non avessi lentamente preparata la strada».
Da tempo
fra gli specialisti ci si domandava se non fosse bene chiarire
il valore relativo delle risposte della Commissione Biblica degli
anni 1903-1914. Pio XII era stato interpellato in proposito, e
si era mostrato favorevole: si era parlato di sopprimere queste
risposte. Padre Bea fu di parere opposto, per non screditare lautorità.
Si preferì scegliere unaltra via: spiegare meglio gli elementi
del problema, e indicare la via da seguire nella ricerca della
soluzione. Si arrivò così alla lettera al card. Suhard, gennaio
1948, che assicura la piena libertà degli esegeti nei limiti dellinsegnamento
tradizionale della Chiesa, ammette un ulteriore esame di vari
problemi come linterpretazione dei primi capitoli del Genesi
e lautenticità del Pentateuco. Senza fermarmi sul contenuto
della lettera, preferisco sottolineare il metodo seguito dal P.
Bea nel presentare il documento nella Civiltà Cattolica.
Alieno da ogni superficialità, lautore non parla di una
revoca delle risposte della Commissione Biblica dei primi del
Novecento, e sottolinea invece la saggezza con cui la Santa Sede
spingeva studiosi e fedeli alla cautela davanti a tesi recenti,
non ancora definitivamente provate. Con una rapida sintesi storica,
Bea ricordava lentusiasmo dellinizio del secolo davanti
alla teoria del Wellhausen, sulle quattro fonti del Pentateuco,
i successivi dubbi, il largo abbandono della posizione che seguiva
pedissequamente Wellhausen, e che distingueva quasi meccanicamente
i diversi documenti da cui sarebbe sorto il Pentateuco. Studiosi
tedeschi dellimmediato anteguerra (A. Weiser, 1939), invitavano
alla cautela davanti a unanalisi delle fonti troppo meccanica
e formalisticamente logica. Secondo Bea, il tempo ha dato ragione
alla Chiesa. Con lo stesso spirito, Bea tende a sfumare la differenza
fra le tesi della Commissione Biblica del 1905 («sostanziale integrità
e autenticità mosaica» del Pentateuco) e la posizione della lettera
del 1948 (per cui si deve a Mosè «gran parte» del Pentateuco,
e si ammette «un progressivo accrescimento delle leggi mosaiche,
dovuto a condizioni sociali e religiose di tempi posteriori»).
Anche sul valore dei primi undici capitoli del Genesi, Bea difende
i principi delle risposte del 1909, relativi alla creazione del
mondo e delluomo e del primo peccato, e difende la loro
sostanziale concordanza con la lettera del gennaio 1948, secondo
cui il racconto biblico riferisce in un linguaggio semplice e
figurato le verità fondamentali delleconomia salvifica,
lasciando al tempo e agli studi successivi spiegazioni ulteriori.
Ci si può chiedere se Bea nel 1948 non sottolinei troppo lidentità
di posizioni fra linsegnamento ecclesiastico del 1905-1909
e del 1948, sfumando il reale progresso, linnegabile evoluzione[23].
Non posso
qui ora fermarmi analiticamente sui vari professori del Biblico
durante il pontificato di Pio XII. Basta dire che alle vecchie
generazioni di Bea e Vaccari si aggiungevano le altre, nuove e
valorose. Ricordo il P. Max Zerwick (1899-1975), nato su lago
di Costanza, gesuita dal 1918, al Biblico dal 1936. Notevole professore
del greco biblico, dal suo lavoro dedusse il volume Graecitas
Biblica Novi Testamenti (1944, quinta edizione e traduzione
inglese nel 1966), e laltro strumento di lavoro, utilissimo
oggi forse più di ieri, Analysis Philologica Novi Testamenti
graeci (uscito nel 1953, terza edizione 1966), che rivela
un filologo paziente, sicuro, chiaro. P. Zerwick non era solo
un linguista. Nel 1934 stampò a Roma le Untersuchungen zum
Markusstil, più tardi il commento alla lettera agli Efesini,
a lui carissima. Il suo metodo dinsegnamento è stato da
lui stesso descritto nellintroduzione al 21 volume del periodico
Verbum Domini: «Sicut igitur in humanitate Christi non
sistimus, eodem modo et in libris sacris ad eorum mysterium divinum
penetrare debemus, ita tamen ut hoc mysterium non solvamus a verbo
et a sensu verbali, sed utrumque amplectemur tamquam organice
unitum: et mysterium divinum et verbum humanum huius mysterii
vehiculum portatorem, primum interpretem...». E si comprende la
gioia con cui lo Zerwick ripeteva le parole del c. III della Dei
Verbum, secondo cui «Dio ha parlato nella Scrittura per mezzo
di uomini, alla natura umana». Anche Stanislas Lyonnet, (1902-1986),
nato vicino a Lyon, gesuita dal 1919, proveniva dalla linguistica:
aveva studiato indo-europeo a Parigi, pubblicando alla fine dei
suoi studi una tesi su «Il perfetto nellarmeno classico»,
e frequentato il Biblico. Per anni fu poi conteso fra lIstituto
Orientale, dove sin verso il 1950 insegnò armeno e georgiano (la
lingua madre di Stalin!), e il Biblico, che, dopo aver preso P.
Lyonnet dal 1943 per un corso di esegesi paolina, riuscì finalmente
a vincere la partita. Ma ancora nel 1950 il linguista si rifaceva
vivo, con la tesi Les origines de la version arménienne des
évangiles et le Diatessaron. Da allora però lo specialista
in esegesi paolina e in teologia biblica ebbe il sopravvento.
P. Lyonnet tradusse e annotò per la Bible de Jérusalem
le lettere ai Romani e ai Galati, e nel Supplément au dictionnaire
de la Bible redasse larticolo Péché. Judaïsme, Nouveau
Testament. Péché, originel. Attento ai problemi del tempo
e alle grandi correnti della vita della Chiesa, avvertiva con
intensità il cammino verso lunità di questa, e dava volentieri
esercizi in Italia, Francia, Canada, Africa. Eppure proprio lui,
come del resto P. Zerwick, fu colpito verso il 1960 da una campagna
di accuse, di cui oggi avvertiamo tutta linconsistenza:
per due anni, pro bono pacis, venne sospeso dallinsegnamento.
Paolo VI in compenso lo nominò consultore della Congregazione
per la dottrina della fede: limputato si sedeva di nuovo
fra i giudici. E Giovanni Paolo II, dopo averlo ascoltato nel
ritiro quaresimale predicato in Vaticano nel 1982, si rallegrò
con lui per la sua vivacità e giovinezza di cuore... Non voglio
dimenticare il P. Alonso Schökel, (1910-1998), che ha unito in
modo raro una conoscenza profonda del testo sacro alla fedele
penetrazione della poesia biblica. La sua tesi, Estudios de
poética hébrea (1963), costituiva un chiaro programma del
futuro, confermato nei due volumi La traducción biblica: lingüistica
y estilistica (1977), e Manual de poética hebrea (1987).
Le sue pagine, se ci avvicinano sempre più allanimo biblico,
ci avviano alla meditazione e alla preghiera. Né possiamo dimenticare
il card. Martini, professore poi rettore, che si è rivelato non
solo un ottimo studioso del testo critico del Nuovo Testamento,
imitando il Merk, ma ha diffuso fra larghi gruppi di fedeli una
visione spirituale della Scrittura, facendone il nutrimento quotidiano.
Le critiche ad una linea biblica troppo scientifica, dannosa alla
pietà, reiterate nel 1941 in Italia, trovano in Alonso Schökel
e in Martini la migliore confutazione. E la lista potrebbe continuare
8. Gli
anni del Concilio e del post-concilio.
Anche negli
anni non sempre sereni, per il Biblico, del preconcilio, listituto
non rimase inattivo. Si leggono sempre con interesse i voti esposti
dal Biblico, interpellato come tutte le università e facoltà ecclesiastiche
e cattoliche, durante la preparazione del Vaticano II
[24].
Nella prima
parte del voto, dottrinale, il Biblico auspica un chiarimento
sui rapporti fra Scrittura e Tradizione. Esse non costituiscono
due fonti indipendenti e parallele, perchè nascono dalla stessa
fonte, ma la Scrittura ci trasmette la dottrina evangelica e la
tradizione apostolica in modo più immediato della tradizione posteriore,
ed essa sola gode di unispirazione vera e propria. La tradizione
deve riferirsi alla Scrittura, per essere da essa custodita, vivificata,
rinnovata. Daltra parte la Scrittura deve mantenere la viva
continuità colla tradizione della Chiesa. Sembra opportuno sottolineare
limportanza della fede nellopera di salvezza, lefficacia
che la Scrittura esercita nella santificazione cristiana. Questa
verità, un tempo comune, è poi passata quasi in secondordine.
Occorre poi ribadire la storicità dei vangeli, e insieme la loro
inerranza, conseguenza del loro carattere ispirato. Si lasci agli
studi futuri determinare quale genere di storia sia da attribuirsi
ai Vangeli, nel loro insieme e nelle singole pericopi. Una concezione
eccessivamente rigida della storicità dei Vangeli rischia di mettere
in pericolo la stessa inerranza evangelica. Si ricordi con Pio
XII lampia libertà riconosciuta agli esegeti, nel rispetto
del magistero della Chiesa.
Il voto
si ferma poi sulla necessità di evitare lantisemitismo.
Il popolo ebraico non può ritenersi respinto da Dio: si tratta
di un errore comune in passato fra i protestanti, ma diffuso ora
anche fra molti cattolici, anche per unerronea interpretazione
di alcuni passi biblici, come Mt 27,24-25, e per i pregiudizi
rafforzati dallantisemitismo.
La seconda
parte, disciplinare, auspica una maggior conoscenza e fedeltà
allenciclica Divino afflante Spiritu, uninterpretazione
moderata delle decisioni della Commissione Biblica degli anni
1905-1914, evitando lo zelo degli intransigenti portati a uninterpretazione
severa.
Il voto
termina, insistendo sullopportunità di una sempre maggior
fedeltà ai principi già esposti da Benedetto XIV (richiamati dallo
stesso Pio XII) a proposito della condanna di libri ritenuti nocivi
o pericolosi.
Il voto
conferma nellinsieme le caratteristiche ormai note della
linea seguita dallistituto romano: piena fedeltà alle direttive
della Chiesa, ma allo stesso tempo quel sano realismo che evita
le posizioni intransigenti, rispetta e promuove la ricerca scientifica,
e, specie a proposito dellantisemitismo, si mostra sensibile
al nuovo clima storico. Lo spirito del voto si riflette in vari
documenti conciliari, dalla Dei Verbum alla Nostra Aetate,
e, indirettamente, alla Dignitatis Humanae. Non per nulla
uno dei protagonisti indiscussi del Vaticano II è stato il card.
Bea, luomo che aveva per anni impregnato il Biblico del
suo spirito, moderato, aperto, realista, fedele.
Negli anni
immediatamente prima del Vaticano II, si sviluppò unintensa
campagna di accuse contro il Biblico. Credo opportuno accennare
rapidamente alla questione, in una sintesi storica su questi novantanni
dellistituto. Penso, che anche se, come è stato affermato,
«una vera e propria ricerca storica su questepisodio non
è stata ancora fatta», esso è ormai sufficientemente noto dagli
opuscoli del tempo, e dalle sintesi già pubblicate
[25] . Mons. Romeo aveva rivolto nel 1955 acccuse contro
alcuni gesuiti del Biblico, North e Dyson. Era evidente il contrasto
fra la Congr. dei Seminari e il S. Ufficio, da una parte, e la
Commissione Biblica, dallaltra. La polemica si estese fra
i biblisti degli Stati Uniti, con la destra (Fenton, sostenuto
dal nuovo delegato apostolico Vagnozzi) e la sinistra (Siegman),
e continuò in Italia fra mons. Romeo e mons. Spadafora, i cardinali
Pizzardo, Ottaviani, Ruffini, qualche altro studioso italiano,
da un lato, P. Alonso Schökel, lo stesso rettore del Biblico,
P. Vogt, il card. Liénart, la Commissione Biblica, lAssociazione
Biblica Italiana, dallaltro. Si discuteva essenzialmente
sul significato storico della Divino afflante Spiritu (evoluzione
dottrinale o continuità?); sullinteresse mostrato dai PP.
Zerwick e Lyonnet, del Biblico, per alcune recenti interpretazioni
del passo della lettera ai Romani sul peccato originale e del
passo di Matteo sul primato (misconoscimento da parte dei due
padri delle note verità di fede, come asserivano alcuni, o accettazione
indiscussa delle verità tradizionali, come ribadivano gli imputati);
fiducia o sfiducia nel metodo storico-critico, nel riconoscimento
dei «generi letterari». Il 23 giugno 1961 un monitum del
S. Ufficio esortava gli esegeti ad evitare affermazioni ed opinioni
che sembravano mettere in pericolo lobiettiva verità storica
del Vecchio e del Nuovo Testamento, e ad avere sempre presenti
nellesegesi linterpretazione e il magistero della
Chiesa, per non turbare la coscienza dei fedeli né ledere le verità
di fede. Il 10 settembre 1961 i due padri, Lyonnet e Zerwick,
erano sospesi dallinsegnamento. Sarebbero stati reintegrati
nel luglio 1964 prima della fine del concilio. Intanto si susseguivano
il silenzio di Giovanni XXIII, interpretato diversamente (impossibilità
di controllare le ali più conservatrici della curia, o convinzione
che lappoggio dato durante il concilio alle correnti più
aperte della teologia avrebbe indebolito e svuotato la consistenza
di queste critiche contro il Biblico?); le forti parole di Paolo
VI alluniversità Lateranense («Fraterna collaborazione,
leale emulazione, mutua riverenza e amica concordia, mai fastidiosa
polemica...»); il rinnovamento della commissione biblica, con
la nomina di membri come Alfrink e König, che controbilanciavano
Ottaviani, Ruffini e Browne; listruzione sulla verità storica
dei vangeli, 21 aprile 1964; lapprovazione definitiva della
Dei Verbum, il 18 novembre 1965.
Oggi, guardando
a questi momenti caldi, ormai lontani e superati, vale la pena
di concludere con poche osservazioni. La battaglia fra le due
correnti esegetiche, aperta e conservatrice, fu preceduta di poco
o fu quasi contemporanea alla battaglia pro o contro il riconoscimento
della libertà di coscienza, cioè contro Maritain (secondo la linea
Ottaviani) o a suo favore (secondo la linea Murray). Il dibattito,
come si è visto, in entrambi i casi, si estese anche agli ambienti
cattolici degli Stati Uniti. Il Rettore del Biblico, P. Vogt,
ritenne suo dovere intervenire, senza far chiasso. In una prospettiva
storica più ampia, si può notare che si tratta di un fatto tuttaltro
che nuovo nella storia della Chiesa, nella storia della teologia
in particolare. In tempi di forti cambiamenti, la corrente conservatrice
alza la voce in tono drammatico contro le innovazioni. I casi
sono frequenti anche nel Medio Evo, quando lo stesso Tommaso dAquino
venne condannato per il suo insegnamento ilemorfistico, ritenuto
ingiurioso contro lautorità dei teologi precedenti. Come
osservava il P. Alszeghy in una recensione sulla Civiltà Cattolica
[26] , «autori saldamente trincerati in una fase anteriore
dello sviluppo teologico, interpretano nella prospettiva del loro
pensiero affermazioni concepite in un nuovo contesto. Queste voci
non fermano il processo per cui la Chiesa progredisce nella comprensione
delle cose e delle parole rivelate, ma possono essere utili, per
spingere gli autori a non presentare le proprie affermazioni come
se fossero in rotta col passato, ma di mostrare sempre, con grande
comprensione e pazienza, come il nuovo sia in continuità con lantico».
E, in questa visuale, non ci meravigliamo se il Biblico sia stato
oggetto di giudizi diversi nel 1909, nel 1940, nel 1960. Nel 1910,
esso sembrò un ostacolo ad unesegesi più aperta alla dimensione
storica. Nel 1940, potè sembrare a qualcuno, poco sensibile alla
necessità di studi seri e ampi, che il Biblico, troppo preoccupato
della ricostruzione storica, smarrisse il senso religioso della
Scrittura. Nel 1960, quando le posizioni teologiche tradizionali
erano in crisi, e la minoranza conciliare si batteva per la loro
conservazione, il Biblico potè apparire un pericolo contro la
salvezza della dottrina tradizionale. Oggi, la storia del Biblico
appare semplicemente lo specchio di quella della Chiesa, il riflesso
dellevoluzione dellesegesi, con labbandono della
fase aggressiva della reazione, limpegno positivo nella
ricerca biblica, e, infine, il rafforzamento dellesegesi
storica
[27] .
Si tratta
di una storia positiva, oggi dopo il Vaticano II aperta alle nuove
prospettive. Queste si avvertono presto, specialmente dai tempi
del decanato (1967-1970) e rettorato (1969-1978) del futuro card.
Martini. È allora che si accentua il contatto con lebraismo,
con la frequenza a corsi alla stessa università ebraica di Gerusalemme,
e ci si apre serenamente allecumenismo, con lapprezzato
corso del valdese Alberto Soggin sulla storia dellAntico
Testamento. Linflusso del Biblico appare anche nel documento
della Pontificia Commissione Biblica del 15 aprile 1993, Linterpretazione
della Bibbia nella Chiesa, redatta largamente dal P. Vanhoye
[28] . Se oggi la laurea in Scrittura si può conseguire
anche altrove, per esempio allEcole Biblique di Gerusalemme,
il Biblico rimane sempre un punto di riferimento essenziale per
lesegesi moderna.
Queste pagine
si sono volutamente concentrate sulla storia del Biblico in questi
novanta anni. Una sintesi sulla storia generale dellesegesi
di questo periodo complesso da una parte richiederebbe troppo spazio,
dallaltra è stata in parte anticipata da Mauro Pesce
[29] e G.P. Fogarty, già ricordati nelle note, e da diversi
studiosi in varie lingue. E tuttavia, possiamo almeno tentare di
rispondere sommariamente a due interrogativi di fondo. Conosciamo
già laffermazione con cui Paolo VI parla delle varie scuole
esegetiche: «fraterna collaborazione, leale emulazione, mutua riverenza
e amica concordia, mai fastidiosa polemica ...». Evidentemente Paolo
VI non pensava a tracciare un panorama di fondo delle varie scuole
esegetiche, si limitava ad esprimere un auspicio, anche per deplorare
con estremo garbo certi atteggiamenti di quegli ultimi mesi. È lecito
allora chiedersi quali siano state le correnti prevalenti quegli
ultimi decenni dallinizio del secolo, o, se vogliamo
dalla crisi modernista, al Vaticano II e quale posto in questo
panorama complesso abbia occupato il Biblico. Evitando qualifiche
generiche di destra, centro, sinistra possiamo però
indicare sommariamente tre orientamenti negli studi biblici dei
cattolici in quegli anni. Incontriamo LEcole biblique
col Lagrange, sostanzialmente favorevole al metodo storico-critico;
le varie correnti di vari paesi, a Roma, con lAnselmiano e
Hildebrand Höpfl, 1872-1934, Lovanio con Albin von Hoonacker, 1857-1934,
cauto ma sostanzialmnente aperto; Parigi, con i sulpiziani, lInstitut
catholique, e la scuola gesuitica del de Grandmaison e dellHuby;
un indirizzo espresso negli Stati Uniti, in Theological Studies;
lorientamento conservatore di alcune riviste romane (Divinitas),
e italiane (Palestra del clero), e di un altro periodico
degli Stati Uniti, American Ecclesiastical Review. Per brevità
omettiamo pubblicazioni, pur importanti, di altri paesi. In questo
complesso, il Biblico rappresenta un orientamento prudente, alieno
da atteggiamenti storicamente controproducenti ma progressivamente
sempre più aperto, dai primi anni difensivi della crisi modernista
alla metà del secolo, con Bea e Pio XII, al Vaticano II. Non ci
meravigliamo se verso il 1960 il Biblico sia stato preso di mira,
a Roma, da alcuni esegeti. La risposta più chiara e decisa è stata
espressa dal Vaticano II e dalla Dei Verbum.
[1]
Lo stesso testo è stato già pubblicato, con Documenti annessi,
in Archivum Historiae Pontificiae 37 (1999) 129-160. Siamo
grati al P. Martina e al direttore della suddetta rivista, R.P.
Josep Benítez S.J., per averci concesso di pubblicare il testo.
[2]
S. Schmidt, Agostino Bea: il cardinale dellunità,
Roma 1987; Exégèse et obéissance. Correspondance CormierLagrange
(1904-1916), présentée, éditée et commentée par Bernard Montagnes
(Etudes Bibliques, n.s., 11), Paris 1989; M. Pesce, «Il rinnovamento
biblico», in i cattolici nel mondo contemporaneo (1922-1958),
a cura di M. Guasco, E. Guerrieo, F. Traniello («Storia
della Chiesa», iniziata da A. Fliche e V. Martin, XXIII), Cinisello
Balsamo 1991, pp. 575-610, e in La Chiesa del Vaticano II (1958-1978)
(«Storia della Chiesa», XXV/II), Cinisello Balsamo 1994, pp. 167-216
(con bibliografia molto ampia). Meno profondi, ma utili, sono
gli opuscoli e gli articoli commemorativi: A. Bea, Pontificii
Instituti Biblici de urbe prima quinque lustra, 1909-VI
Maii-1934, Roma 1934; «Il primo venticinquennio del Pont.
Istituto Biblico», in Civiltà Cattolica, 1934, II, pp.
337-345; «Il b. Pio X, gli studi biblici e lIstituto biblico»,
in In onore del b. Pio X, Roma 1952, pp. 93-107; San
Pio X promotore degli studi biblici, Fondatore dellIstituto
Biblico, Roma 1955, pp. 43-57; S. Schmidt, «Cinquantanni
del Pont. Ist. Biblico», in Civiltà Cattolica, 1960, I,
pp. 615-623.
[3]
Acta Leonis XIII, XXII (1903), pp. 232-238. È istituita
una commissione biblica, perché «divina eloquia incolumia sint
non modo a quovis errorum afflatu, sed etiam ab omni opinionum
temeritate»; Pii X Acta, I, (1905), 176-179: ricordato
lintervento di Leone XIII, il papa continua: «Volumus certam
suppeditare rationem, ut bona paretur copia magistrorum qui ...
in scholis catholicis divinos interpretentur libros. Huius rei
gratia percommodum profecto esset, quod etiam in votis Leonis
fuisse novimus, proprium in urbe Roma condere athaeneum....» Cfr.
però F. Turvasi, Giovanni Genocchi e la controversia modernistica
(Uomini e dottrine, 20), Roma 1974, pp. 77: «Nel ... 1901 ...
era in incubazione la Pontificia Commissione Biblica, e non si
era ancora deciso se concepirla come unaccademia biblica
o come un consiglio superiore di orientamento per gli studi cattolici»
p. 220: «Il padre Frey ci ha conservato /nellarchivio
della Commissione Biblica, Vaticano/un breve promemoria ... sui
tentativi per arrivare a fondare listituto biblico. A
la fin du pontificat de Léon XIII, la création dun institut
biblique à Rome avait été décidée. Le père Lagrange en devait
être le directeur et la Revue Biblique devait en être lorgane
officiel. Le père Lagrange avait posée comme condition quil
ne résiderait à Rome chaque année, que six mois, pour pouvoir
consacrer le reste du temps à lEcole Biblique de Jérusalem
... Vice-directeur de lInstitute devait être le p. Fleming
O.F.M., secrétaire de la commission. on avait envisagé comme professeurs
Poels, Genocchi, Minocchi, Prat. Si Léon XIII avait vécu deux
mois de plus, cet Institut était crée ... Ce qui en avait jusque
là empêché la réalisation cest quon navait pas
encore pu trouver un locale convenable».
[4]
Cfr., per la Vinea electa, Acta Apostolicae Sedis,
1 (1909) 447-451 (p. 448: «Instituti fine continetur ut sanam
doctrinam de Libris sacris normis ab hac Apostolica Sede statutis
vel statuendis omino conformem, adversus opiniones, recentiorum
maxime, falsas, erroneas, temerarias atque haereticas defendat,
promulget, promoveat»). Per la dipendenza dalla Compagnia, ivi,
p. 450: «Praeses a Summo Pontifice nominatur, audita relatione
Praepositi generalis Societatis Jesu, qui tres pro eo munere candidatos
ipsi proponet». Più chiaramente, la lettera del card. Merry del
Val, segretario di Stato, 29 maggio 1909 (in Acta Romana S.I.,
ab exeunte anno 1909 ad ineuntem annum 1910, p 32): «
lIstituto Biblico, che, come dintesa, il S.P. si è
degnato di affidare alle solerti e sapienti cure della Compagnia
di Gesù». La nomina del Fonck è annunziata in Acta Apostolicae
Sedis, 1 (1909) 571, in modo rapido, senza commenti. Per la
dipendenza esclusiva del Biblico dal generale della Compagnia,
Acta Romana S.I., anno 1910, p. 49.
[5]
Per il card. OConnell, cfr. la lettera di ringraziamenti
dello stesso Pio X, del 25-XI-1909, in Acta Apostolicae Sedis,
2 (1910) 4. Sulla famiglia du Coëtlosquet, cfr. A. Bea, Pontificii
Instituti Biblici de Urbe prima quinque lustra, citato, pp.
12-13; cenni alla grande generosità della famiglia nella lettera
del P. Ledóchowski ai provinciali della Compagnia di Gesù, 29
maggio 1915, in Acta Romana S.I., 1915, pp. 48-49. La famiglia
du Coëtlosquet abbracciava il visconte Maurizio, morto nel 1904,
sua moglie Maria Renata, le cognate Giovanna e Maria, i figli
Edoardo, benedettino, abate di S. Mauro, Giovanni, ugualmente
benedettino, monaco di Solesmes, Carlo, gesuita (1850-1944), missionario
nel Madagascar, Carolina, Giorgia, delle Piccole Sorelle dei poveri
col nome di Elisabetta di Gesù. Carolina morì il 9 febbraio 1911
a 36 anni. Pio X le aveva scritto personalmente il 1 luglio 1910
(lettera conservata nellarchivio del Biblico). La viscontessa
Maria Renata morì nel marzo 1915. Carlo, in Europa dal Madagascar,
per un breve riposo, era venuto a Roma dalla Francia per portare
al papa il cospicuo dono della famiglia. Il dono giungeva quanto
mai opportuno, perchè Pio X era rimasto quasi a secco dopo il
terremoto di Messina del 1908, che lo aveva impegnato direttamente
in una cospicua opera di soccorso, e Pio X aveva a lungo pregato
e fatto pregare per avere i mezzi necessari.
[6]
Dai cataloghi della provincia romana S.I., il Biblico appare solo
nel 1911, in Via dellArchetto 6, accanto allattuale
piazza della Pilotta, con questi membri: Fonck, rettore (dal 4
novembre 1910), P. Moppi, ministro, cioè responsabile della casa
materiale, i professori Mallon, Fernández, Deimel, Ehrle, Gismondi,
Lammens, van Laak, Schellauf, Szczepanski, Murillo, Vrano, Ronzevalle,
tre studenti e quattro fratelli. Nel 1912 listituto figura
con sede in Piazza della Pilotta 35. Dal dicembre 1918 è rettore
il P. Fernández, che però aveva di fatto esercitato questufficio
dal 1915, dal dicembre 1924 il P. ORourke. P. Fonck figura
a Roma fino al 1929.
[7]
Sul P. Wernz, generale dal 1906 al 1914, rinviamo allapposita
voce del Diz. dei gesuiti, che speriamo non tardi troppo
ad uscire.
[8]
Acta Romana S.I., anno 1910, p.64.
[9] Exégèse
et obéissance. Correspondance CormierLagrange (1906-1916),
présentée ... par N. Montagnes, Paris 1989, p. 221.
[10]
Manca uno studio scientifico ed esauriente sul Fonck. Possiamo
ricorrere ai necrologi e ai profili di qualche enciclopedia o
rivista specializzata, come quello anonimo di Biblica,
11 (1930) 369-372; quello più esteso di U. Holzmeister, in Dictionnaire
Biblique, Supplément, III (1938) 310-313. Molti cenni significativi
sono reperibili in Exégèse et obéissance, Correspondance CormierLagrange
(1904-1916), citato. Indispensabili restano i documenti dellARSI,
Istituto Biblico. Ricordiamo le sue opere principali: oltre agli
articoli usciti fra il 1903 e il 1904 nella Zeitschrift für
katholische Theologie, sulla vita di Gesù, il Vangelo, levoluzione
e la Chiesa, la ricerca cattolica moderna sui Vangeli (significativi
per lepoca in cui vennero preparati e pubblicati), sono
degni di nota Die Parabeln des Herrn im Evangelium exegetisch
und praktisch erlaütert, Innsbruck 1902, tr. inglese ed italiana;
Die Wunder des Herrn im Evangelium exegetisch und praktisch
erlaütert, ivi 1903, tr. ital. e spagnola; Der Kampf
um die Wahrheit der Heiligen Schrift seit 25 Jahren, ivi 1905;
Auserwählte Reden und Gespräche des Herrn, ivi 1905; Die
Geheimnisse des Lebens Jesu, ivi 1907; Wissenschaftliche
Arbeiten, ivi 1908, tr. ital. e fr., Die Irttumslosigkeit
der Bibel vor der Forum der Wissenschaft, Einsiedeln 1916.
[11]
Alcune di queste lettere sono pubblicate nel citato Archivum
Historiae Pontificiae 37 (1999) 154-160.
[12]
ARSI, Istituto Biblico, lettera autografa del Dudon con particolari
sulle reazioni del ministero degli esteri.
[13]
Exégèse et obéissance. Correspondance CormierLagrange
... par B. Montagnes ..., citato, p. 221: «En 1915-1919 sa nationalité
le contraint de se retirer en Suisse. Après la guerre. il continuera
denseigner à Rome jusquau moment où, en 1929, Pie
XI en exigera son départ. Il ne survivra pas à cet exil et mourra
quelques mois après, le 19.10.1930». La nota del Montagnes, non
accompagnata da riferimenti archivistici o bibliografici, può
essere completata da una lettera del rettore ORourke al
generale Ledóchowski, del 7 giugno 1926 (ARSI, Istituto Biblico,
1920-1930, Ex officio, 1925-1928): «Sanctitas Sua exigit, ut P.
Fonck amoveatur et in suam provinciam mittatur». Il papa non lo
giudica più del tutto lucido «mentis compotem», non ne apprezza
il valore scientifico («de hac re sibi persuasum esse abhinc multos
annos»). Cfr. Id. a Id., 15 luglio 1929: per il P. ORourke,
il P. Fonck è imprudente, troppo ostinato nelle sue idee, incline
a criticare il papa, da lui considerato come liberale ...
[14]
Exégèse et obéissance, citato, p. 284, nota: «Les étudiants
nont pas beaucoup denthousiasme pour leur savant maître
/Fonck/. Ils colportent avec plaisir et malice les paroles compromettantes,
entre autres celle-ci Quand on aura détruit linstitut
biblique de Jérusalem, et les universités de Paris, Louvain et
Fribourg, alors on pourra faire quelque progrès dans le sens catholique.
Il y a sans doute beaucoup dexagération dans ces bruits».
[15]
Cfr. i particolari in B. Montagnes, La question biblique au
temps de Pie XI, in Achille Ratti Pape Pie XI, Rome
1996, pp. 255-276, spec. pp. 265-272.
[16]
Per i dati statistici, seguo i dati forniti dalla segreteria dellIstituto.
Per i nomi degli studenti, cfr. Elenco degli alunni del Pontificio
Istituto Biblico, 1909-1999, Roma 1999. Sul Vaccari, «P. Alberto
Vaccari. In memoriam», in Biblica, 47 (1966) 158-162, del
card. Bea (158-159) e del P. Boccaccio (159-162). Sul P.Merk,
sempre in Biblica, 26 (1945) 310-315, «P. Augustinus Merk»
(anonimo).
[17]
Per la storia della facoltà di orientalistica, cfr. la relazione
inedita, a cura di vari professori, redatta alcuni anni fa, e
conservata nella segreteria del Biblico. Sul P. Pohl, cfr. il
necrologio di S. Moscati, in Orientalia, 31 (1962) 1-5.
Sul P. Zorell, cfr. il breve necrologio anonimo, in Acta Pontificiii
Instituti Biblici, 1947-1948, pp. 128-129. Sul P. Messina,
cfr. Biblica, 32 (1951) 464-468. Sul P. Deimel, Acta
Pont. Inst. Bibl., 1954-55, pp. 29-30, e in Biblica,
35 (1954) 539-544, del P. E. Vogt.
[18]
Cfr. Osservatore Romano, 21 maggio 1938. Il giornale vaticano
dette grande risalto alla discussione della tesi, con un ampio
articolo in prima pagina e un titolo su varie colonne. La tesi
venne pubblicata con lo stesso titolo a Torino nel 1940, con un
solo accenno iniziale alla sua genesi «la stampa del presente
lavoro, discussa come tesi di laurea in Sacra Scrittura alla presenza
di S. Santità Pio XI nel maggio 1938 ... ». Lautore evita
ogni intento apologetico, e solo alla fine si ferma sul confronto
fra la poesia babilonese e quella biblica, ammettendo un influsso
tuttal più indiretto, e sottolineando la differenza fondamentale
fra il monoteismo israelitico e il politeismo babilonese.
[19]
Città Nuova, Roma 1987, pp. 70, e specialmente 121-122. Cfr. per
altro le affermazioni del P. Lyonnet, nellarticolo citato
nella nota seguente, pp. 376-377: «Par tempérament, par formation,
le Père Bea navait rien dun novateur ... Mais ( ...
). Lévolution évidente et avouée par le père Bea lui-même
sur bien des points concernants lexégèse biblique, était
pourtant en quelque sorte en germe dès cette période».
[20]
Cenni sommari in S. Schmidt, Agostino Bea ..., pp. 99-101;
cfr. anche A. Vaccari, Lo studio della S. Scrittura. Lettera
della Pont. Commissione Biblica con introduzione e commenti,
Roma 1943; S. Lyonnet, «Le cardinal Bea et le développement des
études bibliques», in Rivista Biblica, 16 (1968) 370-396,
spec. 376-380; M. Pesce, «Il rinnovamento biblico», citato, pp.
575-610, spec. pp. 593-599. Secondo Pesce, Ruotolo contrapponeva
luso storico della Bibbia al suo uso religioso, senza avvertire
la storicità dei testi biblici, la vastità dei problemi interpretativi
posti dalla rinnovata cononoscenza delle civiltà orientali e mediterranee.
[21]
Cfr. S. Schmidt, Agostino Bea
, citato, pp.
pp. 102 -105; gli articoli del Bea in Biblica, 26 (1945)
203-237, e in Civ. Cat., 1955, I, 508-524, 604-615.
[22]
Schmidt, Agostino Bea
, p. 106-110; S. Lyonnet,
«Le cardinal Bea et le développement des études bibliques», Rivista
Biblica 16 (1968) 371-392, spec. 378s.
[23]
Cfr. Schmidt, Agostino Bea
, pp. 123-124; S. Lyonnet,
«Le card. Bea et le développement des études bibliques», in Rivista
Biblica, 16 (1968) 371-396, spec. 382-384; A. Bea, «Il problema
del Pentateuco e della storia primordiale. A proposito della recente
lettera della Pontificia Commissione Biblica», in Civiltà Cattolica,
1948, II, 116-127. Secondo Lyonnet, larticolo di Bea fu
scritto dietro sollecitazione del card. Tisserant, presidente
della Commissione Biblica.
[24]
Acta et documenta Concilio Oecumenico Vaticano II apparando,
s. I, antipraeparatoria, IV, Studia et vota universitatum et
facultatum ecclesiasticarum et catholicarum, p. I, Universitates
et facultates in urbe. Typis Polyglottis vaticanis, 1961,
pp. 123-136. Il voto del Biblico è presentato dal Rettore, P.
Vogt, e firmato dai PP. Vaccari, Lyonnet, Pohl, Alonso Schökel,
Boccaccio, Dahood, de la Potterie, Köbert, Martin, McCool, Moran,
Novotny, Patti, Pavlovsky, des Places, Simon, Smith, Zerwick.
In altre parole, esso esprime il parere dellintero corpo
insegnante, cosa che lo rende ancora più interessante.
[25]
Così M. Pesce, «Il rinnovamento biblico», citato, pp. 168-216
(laffermazione è a p. 168). Cfr. su questo tema: L. Alonso-Schökel,
«Dove va lesegesi cattolica?», in Civiltà Cattolica,
1960, III, 1-12; A. Romeo, «Lenciclica Divino Afflante
Spiritu e Opiniones novae», in Divinitas
4 (1960) 387-456; Monitum del S.Ufficio, 20 giugno 1961 (Acta
Apostolicae Sedis, 53 [1961] 507); Associazione Biblica Italiana,
«Chiarificazioni sul convegno di Padova (a proposito di un recente
articolo)», in Atti e conferenze della settimana biblica 1960,
Roma 1961; J.A. Fitzmyer, «A Recent Roman Scriptural Controversy»,
in Theological Studies, 22 (1961) 426-444; «Pont. Institutum
Biblicum et recens libellus Rvmi D. Romeo», in Verbum Domini,
39 (1962) 3-17; Paolo VI, Insegnamenti, I, Città del Vaticano
1965, p. 273; A. Tafi, Mezzo secolo a servizio della Chiesa,
Associazione Biblica Italiana, Treviso 1985; G.P. Fogarty, American
Biblical Scholarship. A History from the Early Republic to Vatican
II, San Francisco 1989.
Sui
principali protagonisti della controversia, ricordiamo: Antonino
Romeo, alunno del Biblico dal 1924 al 1927, licenziato in Scrittura,
professore di Scrittura nel seminario di Catanzaro, aiutante di
studio nella Congregazione dei Seminari, professore allUniversità
Lateranense, morto nel 1974; Francesco Spadafora, alunno del Biblico
dal 1936 al 1939, dottore in Scrittura, professore allUniversità
Lateranense, morto nel 1997.
[27]
Cfr. le belle pagine di M. Pesce, nel vol. I cattolici
nel mondo contemporaneo, 1922-1958, citato, pp. 584-586 (significato
dei rettorati Fernández, ORourke, Bea).
[28]
Pont. Comm. Biblica, Linterpretazione Biblica
nella Chiesa, Città del Vaticano 1993: discorso di S.S. Govanni
Paolo II, 23 aprile 1993; il documento della Pont. Comm. Biblica.
[29]
Nel vol. I cattolici nel mondo contemporaneo, 1922-1958,
citato, spec. pp. 585-609, spc. 591-592.
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