Festa dell'Istituto Biblico |
Parole di introduzione
Con grande gioia in questa celebrazione
eucaristica rendiamo grazie a Dio per i 97 anni dell'Istituto Biblico, per
tutte le grazie ricevute e per tutto il lavoro compiuto al servizio della
Parola di Dio scritta nella Bibbia.
Vi ringrazio di tutto cuore, cari studenti del Biblico, di avermi gentilmente
invitato a presiedere questa concelebrazione, mostrando così che la
mia nomina a Cardinale è stata un onore fatto dal S. Padre all’Istituto
Biblico più che alla mia modesta persona, è stata una espressione
di stima per tutti gli esegeti, un incoraggiamento al lavoro esegetico.
Per una serie di circostanze, questa celebrazione
ha luogo un primo venerdì del mese, il che mi ha spinto a scegliere
la messa votiva del Sacro Cuore. Tra l’Istituto Biblico e il Cuore di
Gesù i legami sono stretti. Infatti, per ottenere i mezzi necessari
alla fondazione dell'Istituto Biblico il papa San Pio X pregò molto
il Sacro Cuore, poi nominò il S. Cuore protettore e patrono dell'Istituto
Biblico e “per esprimere ‘questo’ in modo perenne, egli stesso
ordinò che nello stemma dell'Istituto fosse messa, fra le due lettere
Alpha e Omega, l’immagine del Sacro Cuore” (San Pio X,
PIB 1955, p. 33). Forse non l’avrete notato, ma questa immagine c’è nello
stemma. Altro gesto significativo “il Papa volle che la Lettera di fondazione,
pubblicata il 30 maggio […] fosse datata il 7 maggio, primo venerdì del
mese” (ibid.). Possiamo quindi ritenere che la data di oggi è quella
giusta per fare la festa, giacché San Pio X non ha scelto il 7 maggio,
in quanto tale, ma in quanto ricorreva, quell’anno, il primo venerdì del
mese. Lo stesso Papa donò poi al Biblico una statua del Sacro Cuore,
quella che si trova oggi nella cappella della comunità.
Questo legame tra l’Istituto Biblico e il Cuore di Gesù corrisponde
a un dato reale, cioè per raggiungere il senso profondo della Sacra
Scrittura è indispensabile l’unione al Cuore di Gesù; la
Sacra Scrittura, infatti, è anzitutto rivelazione dell'amore di Dio,
la cui sorgente per noi si trova nel Cuore di Cristo.
In questa convinzione ho scelto come motto cardinalizio,
rivolgendomi a Cristo, “Cordi tuo unitus”, “unito al tuo
Cuore”; è un orientamento che prendo, una grazia che chiedo per
me, una grazia che auguro a voi.
OMELIA
Cari fratelli e sorelle nell’amore di Cristo
I
testi biblici scelti per questa celebrazione ci aiutano ad approfondire la
nostra comprensione del Cuore di Cristo e a rafforzare la nostra unione con
lui.
La prima
lettura, l’oracolo di Geremia che annunzia la Nuova Alleanza (Ger
31,31-34), ci mostra l’importanza del cuore per la relazione con Dio,
cioè l’importanza dell'interiorità della persona umana:
memoria, intelletto, affettività e volontà, perché, nel
vocabolario biblico, l’uso metaforico della parola leb, cuore,
non si limita a designare l’affettività, ma si estende a tutta
l’interiorità della persona. Nell’Antico Testamento, si è presa
sempre più coscienza dell'insufficienza di una legge esterna, scritta
sulla pietra, per assicurare la relazione con Dio. Quando il cuore è cattivo,
a che cosa servono le leggi, anche le più perfette? A nient’altro
che a suscitare la voglia di trasgredirle, lo dice chiaramente san Paolo nella
Lettera ai Romani (Rm 7,7-8). Orbene, il popolo d’Israele dimostrava
in continuazione di avere un cuore cattivo, sicché Dio si doveva lamentare
dicendo: “Sono un popolo dal cuore traviato, non conoscono le mie vie” (Sal
95,10). I profeti dovevano lottare senza tregua contro le violazioni dell'Alleanza
e contro il formalismo religioso. Nel Libro di Isaia, Dio fa questa triste
constatazione: “Questo popolo mi onora con le labbra … mentre
il suo cuore è lontano da me” (Is 29,13), una parola che Gesù riprende
nel vangelo (Mt 15,8). L’alleanza del Sinai era continuamente violata,
specialmente ai tempi di Geremia, al punto da provocare una catastrofe tremenda.
Per porre rimedio a questa situazione disastrosa, Dio ebbe la generosità di
promettere un’alleanza nuova, nella quale, invece di essere scritta
su due tavole di pietra, la sua legge sarebbe stata scritta da lui sui cuori
(Ger 31,31.33), il che avrebbe garantito l’autenticità e la saldezza
dell'alleanza.
Geremia
non precisava in che modo Dio avrebbe scritto sul cuore umano. Spontaneamente,
pensiamo che potrebbe bastare una dolce esperienza affettiva. In realtà,
perché la Legge di Dio sia scritta sul cuore umano, una dolce esperienza
affettiva non può bastare, ci vuole una forte educazione per mezzo di
grandi sofferenze. L’uomo peccatore non era in grado di accogliere bene
questo terribile intervento divino, non capiva, si ribellava, induriva il suo
cuore. Il Nuovo Testamento ci rivela come l’oracolo della Nuova Alleanza
si è adempiuto: si è adempiuto nel mistero pasquale di Cristo.
Nell’Ultima Cena Gesù ha detto: “Questo calice è la
Nuova Alleanza nel mio sangue” (1 Cor 11,25; Lc 22,20). La Lettera agli
Ebrei in particolare ci mostra in che modo Dio ha scritto la sua legge nel
cuore umano di Gesù. Nella sua Passione, Gesù ha accolto nel
suo cuore umano l’azione divina che operava per mezzo della sofferenza.
Gesù “imparò dalle cose che patì l’obbedienza” (Eb
5,8). Dopo la passione, il Cuore di Gesù è un cuore umano sul
quale Dio ha iscritto la sua legge di amore in modo quanto mai profondo e perfetto.
Se vogliamo avere la legge di Dio iscritta sui nostri cuori per vivere veramente
nella Nuova Alleanza, dobbiamo chiedere con istanza la grazia dell'unione al
Cuore di Gesù.
Il profeta
Ezechiele approfondì molto il messaggio di Geremia. Fece capire che
non era sufficiente che la legge di Dio fosse iscritta sul cuore degli uomini
peccatori: era necessaria una completa rifusione, un cambiamento completo del
cuore umano, affinché fosse in grado di accogliere lo Spirito Santo.
Questo cambiamento Dio lo prometteva dicendo: “Vi darò un cuore
nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla
vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il
mio Spirito dentro di voi” (Ez 36,26-27). Possiamo dire che anche questo
oracolo si è adempiuto nel mistero pasquale di Cristo. Il cuore nuovo è il
Cuore di Cristo risorto, cuore umano reso radicalmente nuovo per mezzo della
passione sofferta con estremo amore (cfr Gv 13,1). Questo cuore nuovo è stato
creato per noi. La devozione al Sacro Cuore deve consistere anzitutto nell’accogliere
in noi questo cuore nuovo, per avere in noi “gli stessi sentimenti che
furono in Cristo Gesù” (Fil 2,5), come ci invita l’apostolo
Paolo. Lo scopo della comunione eucaristica è anzitutto, mi pare, quello
di mettere in noi il Cuore nuovo di Gesù, cuore filiale e fraterno,
centro e sorgente della Nuova Alleanza. Ne dobbiamo prendere meglio coscienza
per corrispondere meglio a questa intenzione divina.
Il vangelo
che è stato ora proclamato (Mt 11,25-30) è il solo brano del
Nuovo Testamento che parli esplicitamente del Cuore di Gesù. Questo
vangelo è in rapporto con il tema della Nuova Alleanza, perché,
come l’oracolo di Geremia, tratta della conoscenza di Dio. Affinché si
attui la promessa divina “Tutti mi conosceranno” (Ger 31,34) è indispensabile
che sia accolta la mediazione del Figlio, perché “nessuno conosce
il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Mt
11,27). Qui “conoscere” va inteso evidentemente non in un senso
semplicemente intellettuale, ma nel senso biblico di una relazione personale
profonda, stabilita nel cuore.
Le prime
parole di Gesù in questo passo costituiscono un serio ammonimento per
noi, perché parlano dei “sapienti” e degli “intelligenti” e
dicono che essi non recepiscono la rivelazione di Dio; ora per professione
noi apparteniamo a questa categoria, e corriamo quindi il grave rischio di
non pervenire alla conoscenza di Dio autentica. La nostra scienza, infatti,
ci può condurre a un atteggiamento di sufficienza e di inconsapevole
superbia, che chiude il cuore alla luce divina. È possibile accumulare
una quantità enorme di conoscenze su punti secondari e perdere nel contempo
il contatto con le realtà spirituali più fondamentali, di cui
vivono pienamente invece molti cristiani modesti. Per evitare questo pericolo,
il rimedio sta nell’unione al cuore “mite e umile” di Gesù.
L’unione
al Cuore di Cristo mi sembra essenziale per una esegesi che non rimanga alla
superficie dei testi, ma raggiunga e metta in luce il loro messaggio profondo,
che è un messaggio spirituale. Questo non vuol dire che l’esegeta
possa trascurare le esigenze scientifiche di ricerca obiettiva e abbandonarsi
alla propria soggettività, vuol dire piuttosto che l’esegeta deve
spingere la sua ricerca obiettiva a tutti i livelli dei testi biblici, rispettando
le regole di ciascun livello e sfruttando tutte le proprie capacità di
percezione, comprese le capacità spirituali del cuore.
In questa
eucaristia chiediamo con grande fiducia a Nostro Signore la grazia di una profonda
unione al suo cuore, la grazia di accogliere in noi i pensieri del suo cuore,
i desideri del suo cuore, la sua unione filiale con il Padre e la sua apertura
universale ai fratelli, la grazia anche di essere guidati dal suo cuore nel
nostro lavoro esegetico in modo da scoprire tutte le ricchezze della Scrittura
e comunicarle al mondo di oggi.