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MALINA
Artur, «Non come gli scribi» (Mc
1,22). Studio del loro ruolo nel Vangelo di Marco (Mod.:
R.P. Klemens Stock, S.J.) [difesa il 29.05.2001]
La
dissertazione intende determinare come le comparse degli scribi
contribuiscano alla rivelazione della persona di Gesù e del significato
della sua missione. Nonostante la loro presenza massiccia e regolare
nel Vangelo di Marco nessuno studio finora si è occupato del loro
ruolo specifico in questo vangelo.
La ricerca
si articola in tre parti:
- Nella
prima parte vengono messe in confronto caratteristiche
formali delle menzioni degli scribi nei vangeli sinottici: frequenza,
distribuzione e rapporti con gli altri gruppi di avversari; queste
caratteristiche formali poi vengono esaminate all'interno di Mc.
- La seconda
parte prende in esame tutte le pericopi marciane che menzionano
gli scribi prestando l'attenzione al contesto di questi brani
e alla loro collocazione nel Vangelo.
- La terza
parte precisa come le menzioni degli scribi si inseriscano
nella struttura del Vangelo e quale sia il loro rapporto con le
sue singole parti; essa determina come queste menzioni contribuiscano
a presentare il carattere proprio e irripetibile della persona
di Gesù, in relazione alle apparizioni di altri personaggi: discepoli,
folla e gruppi di avversari.
Lo studio
ha permesso di formulare alcune conclusioni.
La
presenza degli scribi, dopo la loro menzione programmatica in 1,22,
si estende a tutte le tappe della vita pubblica di Gesù: durante
l'attività galilaica gli scribi lo attaccano direttamente; nel suo
cammino verso Gerusalemme sono menzionati come soggetti di una certa
influenza sui discepoli; nell'attività nel tempio appaiono in relazione
alla folla; nella passione e morte agiscono insieme con gli altri
avversari. In queste quattro relazioni principali degli scribi (con
Gesù, con i discepoli, con la gente e con gli altri avversari) si
manifestano alcuni importanti temi del Vangelo.
a)
L'identità di Gesù e il significato della sua missione. Gli
scribi contrastano Gesù per le sue rivendicazioni sull'autorità
nell'ambito dei mali spirituali (peccati e demoni). Le reciproche
accuse di bestemmia fanno riferire a Dio la potenza salvatrice,
rivendicata da Gesù, riguardo al suo scopo (remissione dei peccati)
e riguardo al co-agente (lo Spirito Santo). Il conflitto con gli
scribi rivela la relazione unica di Gesù con Dio e le sue conseguenze
per gli uomini. Questo contrasto mostra come il rifiuto di Gesù
comporti l'opposizione totale a Dio stesso e come la perdita dei
benefici portati da Gesù implichi la privazione definitiva di quelli
offerti da Dio.
b)
Il discepolato. L'attività degli scribi causa una serie di gravi
difficoltà concernenti i compiti affidati ai Dodici: appartenere
a lui, proclamare ed esercitare l’autorità di scacciare i demoni.
Gesù si oppone a questo influsso negativo degli scribi presentandosi
ai discepoli come modello da seguire e offrendo loro esempi positivi
da imitare.
c)
L'autorità dell'insegnamento. Le reazioni di stupore e l'accorrere
della gente a lui, da un lato, aumentano il riconoscimento di Gesù
come maestro e, dall'altro, oscurano il prestigio attribuibile agli
scribi come maestri. L'autorità dell'insegnamento di Gesù però non
si fonda sul sostegno da parte degli uomini, ma è basata sulla sua
autorità personale.
d)
L'autorità personale. La sua apparente sconfitta, come maestro
in relazione ai discepoli e alla folla, fa rivolgere lo sguardo
del lettore alla vera natura della sua autorità. Essa è fondata
sull'unione perfetta con Dio e sulla identificazione della volontà
di Gesù con la volontà di Dio.
Concludendo,
possiamo definire il ruolo degli scribi in modo seguente: le apparizioni
degli scribi diventano l'occasione per rivelare che l'autorità di
Gesù deriva dalla sua relazione unica e irripetibile con Dio; il
discepolo accoglie questa rivelazione nella sequela dietro Gesù
e nella presa di distanza dall'esempio negativo degli scribi.
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