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MARTIN
Aldo
La
tipologia adamica nella lettera agli Efesini
(Mod.:
Prof. Jean-Noël ALETTI).
La
tesi si divide in due «momenti»: il primo dedicato alla
tipologia in Paolo (I cap.), il secondo alla verifica della
tipologia lungo la lettera agli Ef (capp. II-VII). Nel primo capitolo
si ripercorre l’acceso dibattito degli studiosi sulla tipologia
qua talis; poi ci si addentra nelle pericopi delle lettere
autentiche che sollevano la questione tipologica (1Cor 10,1-13;
15,20-22.45-49; Rm 5,12-21; 2Cor 3,1–4,6; Gal 4,21–5,1);
infine se ne offre un grappolo di criteri formali e teologici.
Nei capitoli successivi
si affronta l’indagine esegetica della lettera agli Efesini,
alla ricerca di quegli indizi, dettagli ed allusioni che autorizzano
l’identificazione di un rinvio tipologico. Si tratta, infatti,
di tipologia implicita, dal momento che non s’incrociano
attestazioni dichiarate; mai vien detto apertamente che Gesù
sia il «nuovo Adamo» o il «nuovo Mosè».
a) In Ef 1,20-22 si dice
che Dio ha situato il Risorto in posizione di assoluta signoria
su tutte le potenze del cosmo. Tale collocazione è veicolata
mediante la gezêrah šawah dei salmi
8,7 e 110,1 (109,1 LXX), la quale descrive una sottomissione dei
nemici già definitivamente raggiunta. Tale sovranità
illimitata al di sopra di tutte le cose da parte del Risorto potrebbe
ricordare la signoria originaria di Adamo sulle realtà
create; ciononostante il richiamo al Sal 8 potrebbe riferirsi piuttosto
alla condizione dell’uomo in genere, e quindi dell’umanità.
Il prosieguo della ricerca dimostra come questa possibile
tipologia del nuovo Adamo nel corso della lettera
non venga più ripresa.
b) In Ef 2,15 l’espressione
«creare l’uomo nuovo» rivela dei contatti letterari
con Sap 2,23 e Sir 17,1 e 33,10 che rievocano palesemente la creazione
di Adamo: Cristo che crea richiama Dio creatore e la Chiesa, uomo
nuovo, rinvia al primo uomo creato, Adamo.
c) In Ef 4,8 s’incontra
una citazione adattata del Sal 68,19, che presenta alcuni tratti
di somiglianza col passo parallelo del Targum dei salmi, che ha
come soggetto Mosè. Una tipologia del «nuovo Mosè»
è, comunque, da escludersi, poiché il rapporto di
somiglianza tra Ef e il Targum non è decifrabile sulla linea
di un contatto diretto. Cristo si trova «semplicemente»
in posizione divina senza confronti con Mosè. In Ef 4,13
è detto che i cristiani sono incamminati verso l’uomo
perfetto/adulto. Quest’ultimo non è Cristo
ma la meta della crescita della Chiesa stessa. Ef 4,8.13 non sollevano
la questione tipologica, tuttavia non contraddicono, anzi si trovano
in continuità logica con le linee tipologiche emerse in 2,15.
d) Ef 4,24 afferma che
si deve «indossare l’uomo nuovo creato secondo Dio nella
giustizia e santità vera». Il sintagma «creato
secondo Dio» unito al binomio «giustizia e santità»
(che con Sap 9,2 intrattiene un forte contatto letterario e contestuale)
permette di vedervi in filigrana un riferimento alla creazione di
Adamo. In sintonia con la tendenza tipologica di 2,15 Cristo si
colloca in continuità con Dio creatore e la Chiesa con l’Adamo
creato.
e) In Ef 5,31 s’incrocia
la prima citazione esplicita di un testo genesiaco (Gn 2,24), la
cui comparsa è preparata da due allusioni a Gn 2,23 in 5,23.29.
Queste ultime creano uno sfondo protologico. In 5,31 l’autore,
retroproiettando la luce della novità cristologica, coglie
due dimensioni peculiari dell’unione di Adamo ed Eva, l’unicità
e la sorgività, e le percepisce come una prefigurazione
dell’unicità e della sorgività
presenti pure nell’unione di Cristo con la Chiesa. L’intento
principale è parenetico; la relazione unitiva di Adamo ed
Eva nell’unica carne, tuttavia, può esser compresa
come il typos di Cristo unito alla Chiesa.
Nel VII cap., infine,
vengono delineati quattro chiarimenti riguardo la tipologia
di Ef: accanto a quello contenutistico (di cui sopra) vengono
proposti un chiarimento ermeneutico (tra mysterion
e tipologia non c’è incompatibilità ma
reciprocità gnoseologica) uno euristico (circa
i criteri di rinvenimento delle tracce di tipologia) ed uno eziologico
(la tipologia di Ef non dipende da quella di Paolo in Rm 5 e 1Cor
15).
In conclusione: al di
là dell’apparente «incoerenza» delle attestazioni
tipologiche –non emerge, infatti, una linea costante di tipologizzazione
– si scopre in profondità una stringente coerenza interna:
l’autore di Ef pesca dal suo bagaglio protologico solo esempi
positivi, riferiti alla situazione dell’Adamo prelapsario;
a differenza di Paolo che, invece, in Rm 5 e 1Cor 15 si riferisce
all’Adamo decaduto. Per questa ragione viene delineata tale
proposta: riservare la dicitura «tipologia del nuovo/ultimo
Adamo» alle attestazioni tipologiche affini a Rm 5 e 1Cor
15 e utilizzare la più ampia terminologia di «tipologia
adamica» per quei richiami ad Adamo che non seguono
il percorso degli homologoumena.
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