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SERAFINI
Filippo
L’alleanza levitica. Studio della berît
di Dio con i sacerdoti leviti nell’Antico Testamento
(Mod.:
Prof. Pietro BOVATI).
Il
lavoro si propone di portare un contributo allo studio dell’alleanza
di Dio con i sacerdoti leviti nell’AT (tema che ha ricevuto
un’attenzione limitata), analizzando i passi in cui essa è
espressa con il termine berît (Nm 18,19;
25,12-13; Dt 33,9; Ger 33,14-26; Ml 1,6-2,9; Ne 13,29; Sir 45,15.24).
Nella prima parte si ha una breve presentazione
della ricerca sia per quanto riguarda il sacerdozio levitico (cap.
I), sia per il significato di berît nell’AT
(cap. II). La seconda parte è invece dedicata allo studio
dei passi, con un’esposizione che segue l’ordine canonico
della Bibbia ebraica: quelli del Pentateuco sono studiati insieme
nel cap. III, mentre uno spazio maggiore è accordato allo
studio dei testi profetici, perché presentano la berît
sacerdotale in modo più ampio: Ger 33,14-26 (cap. IV) e Ml
1,6-2,9 (cap. V). Il cap. VI studia invece Ne 10,29 e Sir 45,15.24.
Dal punto di vista storico, sembra probabile
che l’emergere di una riflessione che impiega il termine berît
in rapporto a Levi e ai sacerdoti vada collocato in epoca post-esilica.
Non esiste, però, un’unica corrente che parla di alleanza
con Levi, perché non sono sempre presenti collegamenti terminologici
e/o letterari tra i passi analizzati.
Dal punto di vista teologico si possono
riassumere i risultati della ricerca in cinque punti.
1. I contesti in cui viene usato il termine
berît per descrivere la relazione fra
Dio e sacerdoti mostrano un interesse al senso globale del loro
ministero.
2. Parlando di «alleanza con Levi»
si ribadisce che all’origine del sacerdozio sta la volontà
divina; ciò comporta anche la permanenza nel tempo del sacerdozio
e la garanzia del favore divino.
3. La promessa è però articolata
alla dedizione umana: è da escludere un’interpretazione
unilaterale del concetto, perché non è in questione
soltanto l’agire di Dio, ma anche l’agire dei sacerdoti.
Va riconosciuta la diversa qualità delle azioni: quella divina
è fondante e originaria, quella umana è fondata e
riconoscente. Ciò significa anche che il fallimento umano
non può essere il fallimento di Dio, il quale, se necessario,
interviene rinnovando la sua azione per i sacerdoti.
4. Parlando dell’alleanza con i sacerdoti
emerge la loro mediazione a favore del popolo: la funzione dei ministri
del culto è propriamente quella di conservare l’alleanza
d’Israele con YHWH. Inoltre il linguaggio dell’alleanza
serve a ribadire che Israele è effettivamente configurato
come un popolo perché ci sono dei sacerdoti legittimi, riaffermando
l’importanza della dimensione cultuale e religiosa nella vita
d’Israele.
5. L’alleanza con i sacerdoti può
essere accostata a quella davidica: nella promessa per il sacerdozio,
che si realizza quotidianamente nella liturgia del tempio, si può
scorgere l’assoluta verità della parole divine per
Israele, sia quelle rivolte a Mosè (alleanza sinaitica) sia
quelle riferite a Davide (alleanza davidica). Quindi il legame di
Dio con i sacerdoti è definito berît
non solo perché deve mantenere la particolarità della
relazione fra Dio e Israele, ma anche perché può esprimere
in maniera sintetica il senso di quella relazione.
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