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STROLA
Germana, O.C.S.O., Il
desiderio di Dio. Studio dei Sal 42-43 (Mod.: R.P.
Pietro Bovati, S.J. - Difesa il: 21-05-2002)
La
presente dissertazione è dedicata allo studio dei Sal 42-43, considerati
sotto la particolare angolatura del desiderio di Dio: seguendo con
acribia le tappe dell'esegesi scientifica contemporanea, attraverso
l'esame accurato del testo la ricerca intende mettere a fuoco soprattutto
la rappresentazione di una esperienza antropologica. Infatti, allo
stesso modo in cui il desiderio dell'Altro costituisce il dinamismo
fondamentale del vivere, ed è intrinsecamente connesso con l'assenza,
così il desiderio del Dio Vivente, sperimentato nell'arsura dell'esilio,
coincide per l'orante dei Sal 42-43 con l'anelito verso la Vita.
Dopo
la giustificazione della lettura di una sola sequenza letteraria
e la considerazione del contesto immediato del salterio elohista,
vengono esaminate ordinatamente le singole unità compositive. Pur
nel carattere prevalentemente tecnico -- filologico e lessicografico
-- della dissertazione, si aprono delle interessanti prospettive
ermeneutiche. Una linea semantica di carattere cultuale -- come
attesta la ripresa di immagini e formule tecniche relative al Tempio
e alla celebrazione liturgica in Sal 42,3.5 e 43,3-4 -- depone in
favore di una probabile appartenenza dell'autore all'ambito levitico
o sacerdotale. Il parallelismo con tematiche e immagini presenti
nel profetismo esilico e post-esilico -- ad esempio, la sete degli
esuli, il cibo di lagrime, lo scherno delle nazioni, la rilevanza
di Sion e del Tempio -- permette inoltre, al di là di una verosimile
datazione storica, di leggere nell'esperienza dell'orante una rappresentazione
in chiave individuale dell'esilio di Israele e la lettura del ritorno
al monte di Dio come una immagine di una riconciliazione dopo l'esilio.
Il desiderio dell'orante è infatti indissolubilmente connesso con
la drammaticità di una prova, per tanti aspetti simile a quella
di chi ha sperimentato il compiersi su di sé del rigetto di Dio
e della maledizione, così come descrivono alcune lamentazioni esiliche
e post-esiliche (nel salterio di Qorah: Sal 43; 88; cf. inoltre
Gio 2,3-10; Sal 77; 143; Lam 3).
Tuttavia,
la frequenza di formule stereotipe e convenzionali caratteristiche
del genere letterario non rende possibile una ricostruzione storica
in senso univoco, ma consente d'altro lato l'appropriazione della
sequenza in chiave personale e liturgica, per una sua riattualizzazione
in qualsiasi esperienza di lontananza / desiderio. La sequenza non
è per questo priva di vigore poetico, come attesta la sua celebrità
nella storia dell'esegesi e della spiritualità occidentale. Interessante
è soprattutto la forma del dialogo interiore, da cui traspare una
lucida autocoscienza del movimento frequentemente circolare delle
vibrazioni del mondo emotivo, e la confluenza nel desiderio di Dio
di una vasta gamma di sentimenti e di dinamiche spirituali: dal
ripiegamento sulla gioia di un tempo con i movimenti regressivi
della nostalgia e del rimpianto, al recupero - per tanti aspetti
inspiegabile -- della speranza che riemerge dal contatto con le
memorie del passato; dall'abbattimento sotto i flutti della prova,
all'ardire di questionare Dio nel suo agire contraddittorio rispetto
alla sua hesed; dall'invocazione dell'intervento di Dio
giudice difensore della vittima, all'anticipo dell'allegrezza del
compimento del voto di rendimento di grazie. I Sal 42 - 43 si prestano
in tal modo allo studio dei sentimenti e alla loro rilevanza nell'esperienza
della preghiera.
La
dinamica del desiderio di Dio emerge plasticamente non solo nella
sua articolazione con l'assenza e la prova, ma anche con il tempo
e lo spazio, le coordinate fondamentali della vita umana. Il desiderio
unifica il tempo dell'uomo attraversandone il passato ed orientando
il presente verso il futuro (Sal 42,5.6.9.12; 43.5), protendendo
dalla lontananza (descritta con immagini misteriose di regioni del
Nord e metafore mitiche dell'annegamento e della dissoluzione, Sal
42,7-8) verso il centro dove Dio abita, il Tempio, luogo della comunione,
della reciprocità e della gioia (Sal 42,4).
Le
ripetizioni di formule uguali che ritmano la sequenza, soprattutto
le tre ricorrenze del ritornello, non sono solo caratteristiche
retoriche formali, ma risultano significative proprio nella rappresentazione
di una dinamica antropologica nei suoi caratteri ciclici e ripetitivi.
È significativo, infatti, il fatto che al termine della composizione
ritorni una formula di autoesortazione alla speranza e alla certezza
del compimento del desiderio, dopo l'anticipazione esultante della
gioia del ritorno al Monte di Sion. La percezione di una separazione
dalla Presenza che sazia pienamente ogni anelito è una condizione
che non abbandonerà mai l'esperienza dell'uomo, quale essere di
desiderio: sempre la persona dell'uomo aspirerà all'incontro con
il Tu, di cui non ha pienamente esperienza, se non come una certezza
promessa per sempre, anche nelle lacrime o nell'incipiente realizzazione
del suo anelito.
L'apporto
più significativo della dissertazione si situa così nella coniugazione
dell'accuratezza dell'analisi con le prospettive ermeneutiche che
vengono aperte in prospettiva antropologica, raccolte nelle brevi
sintesi che concludono le varie parti dell'esposizione.
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