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R. I. P.

Prof. R.P. Johannes QUECKE, S.J.
(1928-1998)

Hans Quecke vide la luce il 31 luglio 1928 in Duisburg, primo dei sei figli dei coniugi Johannes ed Erna Quecke, nata Frank. La famiglia si trasferì prima a Berlin, dove il padre lavorò come funzionario ministeriale (Ministerialrat), poi, durante la Guerra, in seguito alle incursioni aeree su Berlin, nella Germania meridionale, dove si trasferirono più volte. Il suo periodo scolare Hans Quecke lo trascorse perciò in diverse scuole e lo concluse nel 1947 in Freiburg im Breisgau con l'esame di maturità.

All'università di Freiburg iniziò i suoi studi di teologia nel 1947. La sua decisione di entrare nella Compagnia di Gesù lo condusse nel 1949, dopo quattro semestri di studio in Freiburg, nel noviziato a Pullach, dove studiò filosofia per sei semestri negli anni 1951-1954 (concludendo con la licenza in filosofia). Successivamente, nel 1958 in Frankfurt (St. Georgen) concluse gli studi teologici con l'esame di licenza (licenza in teologia). I suoi professori di Frankfurt, i padri Alois Grillmeier e Heinrich Bacht, desiderarono che portasse a termine i suoi studi specialistici nelle lingue dell'Oriente cristiano, lingue che essi stessi non padroneggiavano, affinché in seguito ritornasse da loro a Frankfurt. Dal 1958 al 1960 studiò perciò orientalistica cristiana all'università di Lovanio e imparò, fra le lingue dell'Oriente cristiano, l'armeno, il georgiano, il siriaco e il copto. Per l'approfondimento della sua conoscenza del copto studiò successivamente in Heidelberg per otto semestri (1960-1963 e 1964-1965) egittologia, che in Heidelberg includeva anche il copto. Nel 1970 conseguì il dottorato in filologia e storia orientali a Lovanio con il lavoro Untersuchungen zum koptischen Stundengebet (Ricerche sulla liturgia delle ore copta).

Contrariamente al progetto iniziale, nel 1965 fu chiamato a Roma al Pontificio Istituto Biblico come successore del p. Jean Simon, S.J., dove compilò con quest'ultimo la Koptische Bibliographie 19 (1966) e insegnò, fino al 1997, soprattutto copto, e, varie volte, anche armeno e georgiano. Nei mesi di vacanza estiva risiedeva in Heidelberg presso gli Oratoriani e lavorava prevalentemente alle collezioni di papiri. Diventato «emerito», si trasferì nell'estate del 1997 a Münster nel Haus Sentmaring. Qui morì il 5 Marzo 1998 per insufficienza cardiaca e circolatoria.

Hans Quecke fu uno studioso straordinariamente versatile, e al contempo estremamente preciso e produttivo. Di questo sono testimoni gli scritti che ci ha lasciati, le sue monografie, i saggi e le sue numerose recensioni che dall'egittologia si estendono a tutti i campi della coptologia, al georgiano, alla storia della religione, a molte discipline della teologia e dell'antichità classica. I rigorosi criteri adottati nel proprio lavoro non si riflettono con la stessa severità nelle sue recensioni di libri. Esse non sono però dei semplici sommari ma racchiudono per la maggior parte critica proficua e costruttiva, cosicché anch'esse vengono spesso citate nei lavori dei colleghi. Questa voluminosa opera che ci ha lasciato fu però possibile soltanto a costo della rinuncia alla continuazione della bibliografia copta. L'importanza e la dimensione della sua produzione sono ancor più sorprendenti se si considera che Hans Quecke già dagli anni Settanta ebbe problemi di salute, dovette subire varie volte operazioni agli occhi e a metà degli anni Ottanta fu colpito da forti disturbi psicosomatici. Nella vastità dei suoi campi d'interesse si possono individuare parecchi punti-chiave delle sue ricerche.

Il sensazionale ritrovamento di scritti originali gnostici in lingua copta, avvenuto nel 1945 presso Nag Hammadi nell'Alto Egitto, stimolò l'interesse del giovane studioso. Egli pubblicò più volte la sua traduzione dell'Evangelo secondo Tommaso e recensì dal 1959 al 1993 una pluralità di monografie, non solo di tale sensazionale Evangelo ma anche di molti documenti di questo importante ritrovamento di manoscritti, che comprendeva una volta tredici codici.

La sua dissertazione Untersuchungen zum koptischen Stundengebet (del 1970) rimarrà per lungo tempo l'opera classica su questo campo della scienza liturgica, sebbene egli stesso nella premessa (cf. p. xxxix) la definisse -- segno della sua grande modestia -- solo «eine kleine Anregung» (una piccola proposta). Il lavoro contiene tanto la pubblicazione di testi presi da due manoscritti copti della fine del IX secolo e da altri testimoni testuali quanto la loro interpretazione, la storia della liturgia delle ore copta, la sua posizione nella liturgia copta e le sue relazioni con la liturgia bizantina. La ricerca era stata preceduta da una serie di saggi, dal 1963 al 1969, nei quali trattava di problemi specifici, e da una relazione sul lavoro presentata alla XVII Giornata degli orientalisti tedeschi in Würzburg nel 1968, pubblicata nel 1969, prima dell'apparizione del libro nel 1970. Quantunque H. Quecke si dedicasse negli anni seguenti a nuovi campi di lavoro, prima di tutto alla pubblicazione di manoscritti copti neotestamentari e alle fonti del monachesimo pacomiano, pubblicò fino al 1989 altri saggi sulla scienza liturgica.

Questo modo di lavorare di H. Quecke per l'elaborazione del suo lavoro di dottorato ( prima la pubblicazione di saggi su problemi specifici, poi l'esposizione in un congresso e quindi la pubblicazione della monografia) è documentabile anche dai suoi lavori sugli scritti di Pacomio, un altro punto-chiave del suo studio. Dopo la pubblicazione dei saggi nel 1973 e 1974 sulle lettere di Pacomio, egli presentò una relazione nel 1975 alla XIX Giornata degli orientalisti tedeschi in Freiburg su testi di Pacomio (la relazione apparve nel 1977) e pubblicò ancora nel 1975 il manoscritto W 145 della Chester Beatty Library, che conteneva la versione greca delle lettere. In un'appendice riprodusse i frammenti copti e le citazioni conservate delle lettere di Pacomio. Dalla Chester Beatty Library proveniva anche un'altra lettera copta, senza indicazione dell'autore, che pubblicò nel 1975. La sua perspicacia gli suggerì che la lettera dovesse provenire dal circolo dei discepoli di Pacomio, e alla fine optò per Horsiese come autore. Qualche anno più tardi l'autore di queste righe trovò un secondo esemplare di questa lettera in un'altra collezione privata, questa volta però con l'indicazione del nome dell'autore della lettera. Si trattava certamente -- come H. Quecke aveva supposto -- di un discepolo di Pacomio, non però di Horsiese, bensì di Teodoro, il discepolo prediletto di Pacomio. Caratteristica del modo scrupoloso di lavorare di H. Quecke fu la sua reazione a questo nuovo ritrovamento: non volle credere subito alla nuova attribuzione, ma solo dopo aver visto lui stesso l'originale.

Negli anni fra il 1972 e il 1984 pubblicò tre manoscritti su pergamena della raccolta P. Palau Rib. in Barcelona che contenevano l'Evangelo secondo Marco, Luca e Giovanni in traduzione copto-sahidica. Sorprese soprattutto l'eccellente stato di conservazione dei manoscritti e la loro notevole età del VI secolo. Rispetto all'edizione classica copto-sahidica di G. Horner degli anni 1911-1924, basata su manoscritti più tardivi e composta per parte soltanto da piccoli frammenti, questi tre manoscritti presentano un testo di parecchi secoli più antico e omogeneo. Nella biblioteca del monastero di Hamuli, che ora è in gran parte allocata nella collezione Pierpont-Morgan in New York, sono contenuti certamente anche manoscritti di questi tre evangeli: essi sono, però, di un periodo più tardivo, del IX secolo, e non sono stati sinora pubblicati. Hans Quecke pubblicò nell'apparato critico-testuale delle sue edizioni anche le varianti dei suddetti testi paralleli della collezione Pierpont-Morgan; nell'apparato dell'Evangelo secondo Giovanni pubblicò, inoltre, anche le varianti dei manoscritti 813 e 814 della Chester Beatty Library, e, per di più, descrisse molto acribicamente in tutti e tre i volumi i manoscritti e la loro lingua. Queste edizioni testuali esemplari costituiranno la base di una nuova edizione del Nuovo Testamento copto in dialetto sahidico, ed esse subentrano già da ora all'edizione di questi tre evangeli dello Horner, ormai superata dopo i nuovi ritrovamenti di manoscritti. Anche queste edizioni testuali furono precedute da parecchie relazioni da parte del curatore dall'anno 1972 fino al 1984.

Accanto alle già menzionate biblioteche e collezioni di privati, i cui tesori Hans Quecke schiuse in parte al mondo scientifico attraverso le sue edizioni, beneficiarono del suo lavoro anche un grande numero di collezioni di papiri tedesche ed europee grazie ai suoi soggiorni di studio o mediante la cessione di foto del loro fondo, che egli in seguito pubblicò. La collezione di papiri dell'università di Heidelberg deve a lui la pubblicazione di una gran parte del suo fondo copto in otto saggi fra il 1963 e il 1997. Da raccolte di Berlino egli pubblicò tre Coptica, dal fondo dell'università di Bonn e di Leipzig un testo copto di ciascuno, dalla collezione di Leiden un testo, dalla collezione di papiri di Vienna due numeri, tre dal British Museum di Londra, dalla collezione Chester Beatty due e dalla raccolta in St. Petersburg un testo. Mentre dalla collezione di Madrid pubblicò solamente un testo, dal fondo della collezione P. Palau Rib. in Barcellona egli curò la pubblicazione, oltre che dei tre codici neotestamentari, di due papiri e di due frammenti di papiro. Dalle collezioni italiane si devono a lui una pubblicazione del fondo di Milano e una di quello di Firenze, del fondo del Vaticano due pubblicazioni. Dalla biblioteca del monastero di s. Caterina del Sinai pubblicò un testo horologion copto-arabo e da ciascuna delle collezioni di Toronto e della Pierpont-Morgan Library un testo copto. Con W. Brashear pubblicò inoltre nel 1990, dalla collezione di A. Kieseleff, una tavola di legno con inni greco-copti a Cristo e a Maria nel Martin-von-Wagner-Museum di Würzburg.

Oltre al già menzionato principale campo di ricerca del compianto: lo studio dei manoscritti di Nag Hammadi, della liturgia della Chiesa copta e particolarmente della liturgia delle ore copta, della tradizione delle lettere di Pacomio e degli Evangeli in traduzione copta con una relazione preliminare e una interpretazione -- i suoi saggi comprendono la pubblicazione di testi biblici dell'Antico e Nuovo Testamento in traduzione copta, di testi magici e talismani, l'edizione di un lezionario in un palinsesto manoscritto, ricerche specifiche nell'ambito della grammatica copta: del qualitativo, della circonlocuzione passiva, del discorso diretto e indiretto, della proposizione relativa sostantivata e della scrittura di "i" / "j" e "ou" nei manoscritti copti, come pure della descrizione della lingua medio-egizia delle lettere di Paolo, che presentò nell'edizione testuale di T. Orlandi del 1974.

Accanto alle pubblicazioni nelle riviste egli collaborò in più di una dozzina di Gedenkschriften e Festschriften dedicati rispettivamente ai suoi maestri e colleghi, con cui stette in rapporto epistolare e che andava a trovare da Heidelberg, o che incontrava ai congressi.

Ai congressi prendeva parte volentieri, fin dove le sue finanze permettevano, anche -- come già abbiamo visto -- per presentare i risultati del suo studio. Accanto ai congressi degli orientalisti tenutisi in Germania a Würzburg nel 1968, Lübeck nel 1972, Freiburg nel 1975 e Erlangen nel 1977, prese parte anche nel 1964 alla II Conferenza coptologica di lavoro a Halle e al Colloquio sulle fonti storiche e sull'esplorazione archeologica dei Kellia nel 1984 a Genf, come pure al Congresso internazionale dei coptologi al Cairo nel 1976, a Roma nel 1980 e a Münster nel 1996. In tutti i congressi menzionati egli fu attivo come relatore; solo a Münster poté purtroppo prendere parte solo come ascoltatore a causa ormai della malattia.

Postumi appariranno ancora due lavori. Già da molti anni è annunciata la pubblicazione di un'opera collettiva Pachomiana Coptica. Text, Translation and Commentary of Some Unedited Texts by Pachomius and His Successors, a cura di T. Orlandi, H. Quecke e A. de Vogüé. Il manoscritto del suo contributo, terminato, è custodito dai suoi colleghi. Un altr'altra opera collettiva, con R. Kasser e N. Bosson, la pubblicazione di un papiro manoscritto dei profeti minori, P. Vat. Copto 9, porterà il suo nome come coeditore.

Tra le sue carte non si trovano manoscritti terminati; però ci sono annotazioni lasciate nelle raccolte di papiri in cui egli ha lavorato. Nel catalogo dei manoscritti liturgici di Berlin, la cui pubblicazione è terminata grazie a L. Störk, vengono menzionati con gratitudine i preziosi appunti del compianto professore. Anche l'editore del libro magico copto di Heidelberg (P. Heid. Inv. Kopt. 685), M. Meyer, poté basare la sua descrizione del palinsesto manoscritto apparso nel 1996 sulla descrizione di questo stesso manoscritto da parte di H. Quecke nel suo saggio del 1972.

Hans Quecke lamentò una volta che come professore universitario a Roma non avesse potuto guidare mai nessuno studente fino alla fine degli studi. A causa della malattia dovette sospendere la direzione di una dissertazione. In cambio, attraverso la sua opera, ha istruito una pluralità di studenti e colleghi e ne ha fatto quasi dei suoi discepoli. Essi approfittano con gratitudine per i propri lavori della sua eredità scientifica voluminosa e altamente qualificata e portano avanti i suoi numerosi suggerimenti.

La «International Association for Coptic Studies» nel 1996 lo scelse, sulla base dei suoi eccellenti studi, come presidente onorario e i curatori degli atti della sessione di questo VI° Congresso internazionale di coptologi in Münster dedicarono alla sua memoria il 2° volume degli Atti dell'ultimo congresso, al quale egli poté ancora partecipare, a motivo delle sue «molteplici e fondamentali ricerche sulla coptologia».
(Dr. M. Krause)

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