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DISSERTAZIONI DI DOTTORATO
2006-2007

BONIFACIO GianattilioPersonaggi singolativi, discepoli e cristologia in Marco 4,35-8,30. Trama o tresca?
(Mod.: Prof. Jean-Noël ALETTI)

La tesi – come si evince dal titolo mette al centro del suo interesse la ricerca del funzionamento e del ruolo narrativo dei personaggi “minori” in Marco.
     La ricerca assume un doppio criterio euristico. Anzitutto l’inquadramento dei personaggi all’interno della trama episodica del vangelo con la conseguente differenziazione della funzione narrativa da assegnare ai diversi racconti che la compongono. E parallelamente la valorizzazione del percorso di caratterizzazione del protagonista, Gesù, che il vangelo porta avanti sino all’agnizione di 8,29: tappa decisiva, benché preliminare, nell’economia del vangelo e punto d’approdo del presente lavoro.
     Carattere episodico dei racconti con i personaggi minori – che proprio in rapporto alla trama sono ridefiniti come “singolativi” – e sviluppo della cristologia permettono di evitare il rischio, corso frequentemente dalla critica esegetica, di compattare indebitamente i personaggi singolativi entro il confine di un character-group che spiana le differenze funzionali e non tiene in debito conto il processo di caratterizzazione di Gesù che Marco costruisce nel suo racconto.
     In questo quadro il lavoro prende le mosse dal racconto della tempesta sedata (4,35-41) che con la domanda sull’identità di Gesù, marca una tappa fondamentale del percorso cristologico che conduce alla confessione di Cesarea. Si tratta di un kernel fondamentale nello sviluppo della trama. I tre episodi con i personaggi “singolativi” (geraseno, emorroissa e Giairo: cap. 5), in rapporto dialettico con  il racconto di Nazaret (6,1-6a) s’incaricano di evidenziare l’importanza decisiva della fede per poter comprendere l’identità del Messia.
     Gli altri due racconti, che vedono protagonisti la sirofenicia e i compagni del sordo-muto (7,24-37), hanno lo scopo di sostenere narrativamente l’apertura universalistica del messianismo di Gesù, definita nella nuova halaka di 7,1-23 ed attualizzata, in prospettiva ecclesiale, dalla seconda refezione miracolosa (8,1-10).
     Infine il cieco di Betsaida (8,22-26) con la forte insistenza sulla gravità della malattia che esalta la forza risanante di Gesù permette a Marco di evidenziare come l’accessibilità al mistero dell’identità messianica del Maestro sia possibile, in ultima istanza, solo grazie alla sua iniziativa. Così si giustifica il passaggio dalla dura reprimenda di 8,14-21 alla sorprendente confessione di 8,29.
     Da questa lettura emerge come l’intenzione di Marco non è guidata dalla volontà di squalificare l’incomprensione dei discepoli a tutto vantaggio dell’esempla­rità dei personaggi singolativi. Costoro proprio a motivo della loro presenza  una tantum nella trama hanno piuttosto una funzione illustrativa ed epesegetica della posta in gioco nel progressivo snodarsi del racconto.
     Sono i discepoli le vere “controparti” del lettore che Marco – grazie ad essi – guida nel progressivo apprezzamento dei gesti e della parole di Gesù per decrittarne l’identità e le conseguenze che questa, assunta dal discepolo, ha sulla sua stessa vita.
     Il percorso non è agevole perché sono sempre in agguato delle letture affrettate e falsamente trionfalistiche del messianismo che Gesù – con una strategia di reticenza e de-enfatizzazione – si studia di riformulare seconda la logica “inaudita” del suo vangelo.

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