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DISSERTAZIONI DI DOTTORATO
2017-2018

LAZZARO Boris Isaia l’oscuro. Forme dell’oscurità linguistica isaiana e storia della loro recezione nell’attestazione di Is 29
Mod.: R.P. Peter Dubovský, S.J.

Lo stile di Isaia, figlio di Amoz, indulge spesso al paradosso, all’ironia, all’ambiguità. È uno stile oscuro, che può condannare il destinatario antico e moderno all’incomprensione e all’indurimento (cf. Is 6,10; 29,9-12). A tale aspetto sinuoso della lingua isaiana è dedicata la presente dissertazione. Essa ne esplora le concrete forme espressive nonché l’impatto che esse ebbero sulla tradizione posteriore, cristallizzata nel deposito scritturistico. È dunque una ricerca sull’oscurità linguistica del profeta originario e sull’influsso che essa esercitò sulle scuole scribali che si rifecero alla sua autorità.

Pur non ignorando le molteplici sfumature di oscurità rinvenibili nel corpus di riferimento (Is 1–39), l’indagine si concentra su un segmento preferenziale di tale deposito, il c. 29. Il testo, infatti, è frequentemente chiamato in causa per il suo carattere enigmatico, contradditorio, ambiguo. Nel suo insieme, Is 29 è anzi paradigmatico dell’oscurità isaiana: dei fattori che la produssero, dei coefficienti espressivi in cui essa si declinò, degli strascichi che essa lasciò nella tradizione posteriore e, infine, dello straniamento che essa continua a produrre sul lettore.

La dissertazione è articolata in tre parti. Nella prima (cc. I–II), si forniscono le coordinate di base della ricerca. Più precisamente, nel c. I si dettagliano le forme dell’oscurità linguistica in genere e di quella isaiana nella fattispecie, già riconosciute dagli studiosi. Si costruisce così un embrionale inventario delle forme stranianti dello stile isaiano, che costituisce la griglia euristica di partenza per la successiva analisi esegetica. Nel c. II, invece, si propone una struttura complessiva di Is 29, in modo da rilevare le sezioni testuali maggiormente interessate al fenomeno e orientare l’indagine successiva.

La seconda parte della tesi (cc. III–IV) è riservata all’analisi di Is 29,11-12, data la rilevanza della breve pericope per il tema oggetto di analisi. Is 29,11-12, infatti, rispecchia in miniatura l’estrosità della Scrittura isaiana, attestandone altresì la problematica recezione nei circoli scribali del post-esilio. All’analisi diacronica del brano (c. III), si accompagna il rilevamento delle forme poetico-retoriche che vi inoculano oscurità (c. IV), documentando l’impronta che tale registro stilistico lasciò tra gli eredi della profezia isaiana.

La terza parte della monografia (cc. V–VI) allarga l’indagine alle restanti porzioni testuali tacciate di oscurità. Il c. V esamina l’incidenza di tale modalità comunicativa nella prima parte di Is 29 (vv. 1-8.9-10.14). Il testo è qui approcciato sul piano sincronico e stilistico, al fine di rilevarne le forme distorcenti del linguaggio. Il c. VI riesamina gli stessi ed altri coefficienti di oscurità, disseminati in Is 29, in una prospettiva, questa volta, diacronica. Questa procedura, complementare rispetto a quella del capitolo precedente, consente di individuare tappe e posture diverse nella storia della recezione dell’oscurità isaiana.

Dall’indagine emerge una recezione controversa dell’espressività del profeta, bilanciata tra accoglienza (vv. 5.7.8.11-12) e superamento (glosse al v. 10; vv. 18.20.24) dei paradossi di siffatta comunicazione. Al contempo, l’indagine offre un quadro complessivo dell’oscurità isaiana, evidenziando, in particolare, la funzione poetica dell’ambiguità, dell’ironia e di un uso straniante della metafora.

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