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DISSERTAZIONI DI DOTTORATO
2019-2020

LEE Minyoung “Non abbiate paura!” (Mt 14,27).
Studio esegetico-teologico sulla funzione dell’esortazione “non temete” nel Vangelo di Matteo

Mod.: R.P. Henry PATTARUMADATHIL

La presente ricerca si propone di indagare le funzioni particolari dell’esortazione “non temete” (μὴ φοβεῖσθε oppure μὴ φοβηθῆτε) nel Vangelo di Matteo (1,20; 10,26.28.31; 14,27; 17,7; 28,5.10), verificando altresì che il “non temete” mostra la sua efficacia sia come dispositivo letterario sia anche come espressione significativa dalla dimensione esegetico-teologica. Anzitutto, nei vari testi in cui ricorre il “non temete”, l’espressione offre a quanti ascoltano consolazione e rassicurazione, da parte di Gesù e dell’angelo del Signore. In quanto dispositivo letterario, il “non temete” aiuta a comporre il conflitto che si accende in ciascun episodio con modalità diverse. Il “non temete” si ritrova inoltre come espressione fondamentale in alcuni momenti significativi del Primo Vangelo e contribuisce efficacemente ad esprimere significati diversi concernenti aspetti teologici quali la storia della salvezza compiuta da Gesù, la rivelazione di Dio dell’identità di Gesù e il discepolato.

Le funzioni del “non temete” del Vangelo di Matteo si possono riassumere secondo quattro livelli: soteriologico, cristologico, ecclesiale e missionario; e risultano ancora più chiare tenendo conto sia del testo in cui, di volta in volta, viene usata questa espressione sia anche del contesto. A livello soteriologico, i testi in cui si trova il “non temete” ci fanno comprendere come si compie il piano salvifico di Dio mediante Gesù. A livello cristologico, nei testi in cui si usa il “non temete”, si rivela l’identità di Gesù Cristo come il Salvatore-l’Emmanuele (1,21.23; cf. 14,27) e il Figlio di Dio (14,33; 17,5; cf. 1,20) e si annuncia altresì che Gesù, il Risorto, ha sconfitto la morte (28,5-7.10; cf. 17,9). A livello ecclesiale, i testi in cui si trova il “non temete” ci fanno riconoscere la presenza di Dio in Gesù in mezzo ai suoi discepoli (1,23; 14,27; 17,8; cf. 28,20). A livello missionario, i testi in cui si usa il “non temete” assumono un loro rilievo particolare in quanto l’esortazione è connessa sempre alla missione e mostra l’atteggiamento adeguato da parte dei discepoli (1,24-25; 10,26-33; 14,28-33; 17,5.9; 28,5-7.10).

Nell’intero Vangelo di Matteo, l’esortazione “non temete” si propone dunque come una linea guida che fa comprendere il messaggio centrale ivi contenuto; è anche un’espressione chiave che si riflette sul piano salvifico di Dio e sulla rivelazione dell’identità di Gesù. In Matteo, ogni volta che si usa il “non temete”, si sottolinea la centralità di Gesù. I destinatari del “non temete” sono sempre, in senso più ampio, “i discepoli”. Il “non temete”, che tutto fa confluire nella figura centrale di Gesù, esige la cooperazione attiva da parte dei discepoli ed indirizza verso una nuova dimensione che concerne il rapporto intimo esistente fra Dio, Gesù e i discepoli. L’esortazione “non temete” assume dunque sia una dimensione verticale – in quanto vi si manifestano la storia della salvezza di Dio e la rivelazione dell’identità di Gesù – sia una dimensione orizzontale in quanto Gesù, presente in mezzo ai suoi, dà loro il mandato di far discepoli tutti i popoli. In entrambe le dimensioni è possibile cogliere l’ampia portata di questa esortazione, in cui si intrecciano strettamente tre personaggi: Dio, Gesù e i discepoli. In questo intreccio, collegato con il “non temete”, si rivela il piano salvifico di Dio mediante Gesù-il Salvatore, e si rende evidente che Dio rimane per sempre con la comunità dei discepoli nella persona di Gesù-Emmanuele. Sulla base di questo rapporto intimo tra loro, i discepoli, che giungono a riconoscere la presenza perenne di Gesù risorto, sono invitati ad annunciare il Vangelo di Gesù a tutto il mondo, come testimoni e come missionari, e di annunciarlo con coraggio, senza aver paura, appunto.

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