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DISSERTAZIONI DI DOTTORATO
2023-2024

NGUYEN Bao Chi Quoc

«Sento compassione per la folla» (Mt 15,32).
Studio esegetico-teologico del verbo σπλαγχνίζομαι nel vangelo di Matteo

Mod.: Prof. R.P. Henry PATTARUMADATHIL

La ricerca rappresenta uno studio esegetico-teologico del verbo σπλαγχνίζομαι nel vangelo di Matteo, che denota una compassione profonda e intensa. Il verbo compare cinque volte nel vangelo (Mt 9,36; 14,14; 15,32; 18,27; 20,34) e descrive la compassione di Gesù e i significativi risultati delle sue parole e azioni durante la sua missione pubblica e in momenti cruciali che hanno un impatto sull’intero vangelo.
La dissertazione si suddivide di quattro capitoli, ciascuno dei quali si focalizza su una pericope in cui compare il verbo σπλαγχνίζομαι. Attraverso un approccio sincronico e una lettura intra- e inter-testuale, lo studio inizia con l’analisi di Mt 9,35–10,4 (primo capitolo) in cui la compassione di Gesù verso le folle «affrante e abbandonate, come pecore che non avevano pastore» (9,36) rivela la motivazione della sua missione e, di conseguenza, quella dei suoi discepoli.

Le menzioni del verbo σπλαγχνίζομαι nei racconti della moltiplicazione dei pani e dei pesci in 14,13-21 e 15,29-38 (secondo capitolo) mettono in evidenza la compassione di Gesù come motivazione che dà inizio agli eventi. La sua compassione si manifesta attraverso la guarigione e il nutrimento delle folle. Tali eventi richiamano Gesù come un nuovo Mosè e fanno riferimento all’Ultima Cena.

La parabola del servo spietato in Mt 18,21-35 (terzo capitolo) illustra come la compassione non solo costituisca l’unico motivo per un perdono illimitato, ma rappresenti anche la regola di perdono reciproco e il criterio di giudizio. Sebbene il verbo σπλαγχνίζομαι non sia esplicitamente attribuito a Gesù, i riferimenti cristologici consentono di applicare l’immagine del sovrano a Gesù stesso. È Gesù che perdona e manifesta concretamente l’amore di Dio.

L’ultima menzione del verbo σπλαγχνίζομαι si trova nella guarigione dei ciechi di Gerico in Mt 20,29-34 (quarto capitolo). La compassione di Gesù li guarisce e li fa diventare suoi seguaci, sottolineando il suo ruolo di messia compassionevole che porta la salvezza.

Le manifestazioni della compassione di Gesù nel vangelo di Matteo possono essere riassunte in tre dimensioni: cristologica, teologica ed ecclesiale. La dimensione cristologica del verbo σπλαγχνίζομαι si evidenzia nel suo costante utilizzo per descrivere l’emozione viscerale di Gesù che costituisce la motivazione di ogni suo agire a favore delle persone bisognose e rivela la sua identità di messia compassionevole. La dimensione teologica si manifesta attraverso il riferimento a Dio Padre evidenziando l’opera di Dio attraverso l’azione di Gesù. Infine, la dimensione ecclesiale emerge attraverso il coinvolgimento dei discepoli nelle attività di Gesù. I discepoli sono implicitamente invitati a condividere la compassione di Gesù e ad agire di conseguenza.

In conclusione, le cinque occorrenze del verbo σπλαγχνίζομαι nel vangelo di Matteo scandiscono la missione pubblica di Gesù, dimostrando che la sua intera missione è stata motivata dalla compassione. La compassione di Gesù non è un affetto effimero e momentaneo, ma un atteggiamento radicato in profondità, efficace e creativo. Essa ha origine nel Padre, è stata pienamente vissuta da Gesù, è significativa per la vita dei discepoli e mirata al bene dei bisognosi.