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DISSERTAZIONI DI DOTTORATO
2020-2021

PAGANI Isacco «Si compia la Scrittura». I rimandi al compimento della Scrittura pronunciati da Gesù in Gv 13–17
Mod.: Prof. R.D. Maurizio MARCHESELLI

Nell’ambito delle espressioni giovannee sul compimento della Scrittura, appaiono particolarmente identificabili quelle formulate mediante l’impiego dei verbi plēróō e teleióō, seguiti da un riferimento scritturistico. A uno sguardo più attento, si possono notare delle differenze tra i rimandi adoperati dal narratore e quelli pronunciati da Gesù: quest’ultimo infatti ne parla soltanto nella sezione di Gv 13–17, mai a riguardo di qualcosa che è già avvenuto – diversamente dalla voce narrante – ma sempre anticipando qualcosa che avverrà.

La parte centrale della dissertazione studia queste espressioni, allo scopo di comprendere la loro funzione nei passi in cui sono inserite e all’interno della sezione di Gv 13–17. L’analisi prende anzitutto in considerazione le singole pericopi, con particolare attenzione agli elementi lessicali e semantici, a quelli retorici e a quelli narrativi (Gv 13,12b-20; Gv 15,18–16,4a; Gv 17,9-19). Per ognuno di questi brani, sono poi considerati i possibili nessi intra- e intertestuali che coinvolgono i pronunciamenti sul compimento della Scrittura: dalle possibili citazioni che li seguono, alle allusioni interne ed esterne all’opera evangelica, fino alla considerazione di alcuni echi testuali.

La ricerca evidenzia che il rimando alla Scrittura in questi passi non si limita a citazioni più o meno identificabili dell’Antico Testamento, ma permea e dà forma alle parole stesse di Gesù: così il locutore offre una chiave di lettura utile per comprendere la propria intenzione, all’interno di questi capitoli. Ne consegue che il compimento di cui si parla non riguarda soltanto alcuni singoli passi anticotestamentari, bensì l’insieme della Scrittura di Israele.

Adottando il modello interpretativo della relecture, è inoltre possibile cogliere la relazione che intercorre tra questi tre rimandi sul compimento della Scrittura e tra i rispettivi contesti. Con il passare del tempo, infatti, la comunità attraversa circostanze storiche differenti e affronta situazioni nuove, nelle quali deve ricomprendere e attualizzare quanto ha ricevuto. Più precisamente, nello studio condotto emergono tre fasi del vissuto della comunità giovannea, dalle quali si evince la strategia argomentativa che soggiace alla formazione di questi testi.

In un primo momento, questa comunità è divenuta consapevole dell’importanza del riconoscimento dell’identità divina di Gesù, per sé non scontato, come mostra il tradimento (Gv 13,12b-20). In un secondo momento, essa ha cominciato a interrogarsi sulla propria funzione testimoniale, a fronte anche di situazioni di rifiuto e del rischio di irrigidirsi dinanzi ad atteggiamenti ostili (Gv 15,18–16,4a). L’ultimo passaggio è caratterizzato non tanto dall’insorgere di nuove circostanze, quanto piuttosto dal consolidamento di alcune situazioni (perdizione, odio del mondo), a fronte delle quali si avverte l’esigenza della custodia del Padre e di Gesù, e dell’unità della comunità stessa.

Di conseguenza, il rimando al compimento della Scrittura pronunciato da Gesù costituisce anche un principio di coerenza teologica entro questa sezione, oltre che all’interno del vissuto della comunità giovannea. La parola della Scrittura interagisce infatti con la parola di Gesù, non per istruire e convincere immediatamente coloro che ascoltano, ma per fondare la loro intelligenza credente: così essi sono abilitati al riconoscimento (Gv 13), alla testimonianza (Gv 15–16) e alla gioia piena nell’unità (Gv 17).

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