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DISSERTAZIONI DI DOTTORATO
2021-2022

SUCCU Giovanni Paolo Delio, At 17,22b–31: il discorso all’areopago di Atene come discorso sulla vera conoscenza di Dio
Mod.: Prof. R.P. Juan Manuel GRANADOS ROJAS

Ad Atene il discorso religioso cristiano esce dall’alveo biblico e si inoltra nel terreno della tradizione culturale greca, utilizzandone la terminologia e le categorie di pensiero, per rendere comprensibile l’annuncio evangelico a un uditorio estraneo alla tradizione biblica.

La ricerca prende in esame il pronunciamento di Paolo all’Areopago interpretandolo come discorso religioso sulla vera conoscenza di Dio. Essa mira così a offrire delle soluzioni in grado di chiarire la natura del discorso e di determinarne la finalità rispettandone lo sviluppo argomentativo.

Nel corso dell’analisi si offrono soluzioni originali circa la funzione dei versetti iniziali (vv. 22b–23); la struttura del discorso, ovvero la dispositio retorica; l’individuazione di un principio unificatore che salvaguardi l’integrità del discorso e la coesione fra le sue parti; il genere retorico del discorso.

Il discorso all’Areopago è trattato come un insieme organico le cui parti si armonizzano le une con le altre per veicolare un messaggio unitario. L’analisi del testo è svolta seguendo le fasi procedurali predisposte dalla retorica letteraria. L’attenzione al testo caratteristica di questo approccio, ha reso possibile considerare il pronunciamento di Atene come un insieme integrato nel quale forma e contenuto interagiscono per produrre significato. L’ampio spazio dedicato all’analisi dell’articolazione formale del testo e dei suoi contenuti semantici è un effetto di questa attenzione. In base ai dati così raccolti, si precisa lo sviluppo argomentativo e si evidenzia la strategia retorica.

Un’attenzione particolare è rivolta alla ricerca di una chiave di lettura unitaria in grado di spiegare lo sviluppo argomentativo del discorso nella sua interezza. Questa è individuata nella nozione di un Dio creatore e datore di vita. A partire da questa nozione si fa notare come si esplicitino le condizioni della conoscenza di Dio e si comprenda l’invito alla μετάνοια rivolto all’uditorio nella parte finale del discorso.

Il punto di arrivo dell’argomentazione e lo scopo del discorso è indicato nella μετάνοια, intesa come un cambiamento nel modo di pensare e conoscere il divino. Il discorso, cioè, non è interpretato come proposta di un nuovo Dio, ma come un invito a cambiare le modalità stesse del conoscere il divino. Tale conoscere è visto come un’attività che è sostanzialmente relazionale nelle sue condizioni di possibilità e nelle sue modalità di esplicitazione.

Lo scritto mantiene un procedere dimostrativo per tutta la sua lunghezza. Conclusioni parziali intervengono a puntualizzare i risultati raggiunti nell’analisi delle singole unità espositive. Man mano che si procede, queste si fanno cumulative e includono anche i risultati raggiunti nelle unità precedentemente analizzate. In questo modo diventa possibile apprezzare sia la strategia retorica globale, sia la coerenza di uno sviluppo argomentativo che giunge alla sua “naturale” conclusione ai vv. 30–31.

Il discorso all’Areopago si rivela così, non come un discorso filosofico-ellenistico sulla conoscenza naturale di Dio, che inaspettatamente si conclude con un epilogo cristiano, ma un annuncio che propone un mutamento nel modo stesso di conoscere il divino. Questa μετάνοια — e, quindi, la conoscenza prospettata nel discorso — sarà possibile accogliendo l’ultimo atto rivelatore del Dio creatore e datore di vita: la risurrezione di un uomo.

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