LETTERA DEL DIRETTORE (P. SWETNAM)

[inviata per posta a tutti i membri dell'Associazione in maggio 2003]

 

ASSOCIAZIONE EX-ALUNNI/E
PONTIFICIO ISTITUTO BIBLICO

Roma, 20 maggio 2003

Cari ex-alunni e care ex-alunne,

Questa mia lettera di primavera, che vi spedisco per il terzo anno consecutivo, è ormai diventata il primo dei due appuntamenti ufficiali annuali tra il direttore dell'Associazione ex-alunni/e e i suoi membri (il secondo appuntamento è il bollettino Vinea Electa, pubblicato in novembre).

Il nuovo Rettore dell'Istituto, P. Stephen Pisano, della cui nomina tutti siete certamente al corrente, mi ha chiesto di continuare a essere direttore dell'Associazione. Sono grato al Signore per questa opportunità che mi viene concessa di continuare a essere in contatto con gli ex-alunni dell'Istituto dopo aver svolto tutto il mio apostolato come gesuita a servizio dell'Istituto stesso. L'anno accademico che sta per concludersi è infatti il mio ultimo anno di insegnamento, avendo compiuto lo scorso mese di marzo 75 anni. L'Istituto Biblico ha celebrato il 7 maggio scorso il 94° anno della sua fondazione; è per me fonte di gioia poter essere stato testimone attivo di 43 anni della sua storia [mi sono iscritto all'Istituto come giovane studente nel lontano 1960] e poter continuare a esserlo attraverso questo servizio per l'Associazione ex-alunni/e.

Se consideriamo anche solo l'aspetto numerico, possiamo dire che l'Associazione è ormai una bella realtà nella vita dell'Istituto (sono più di 900 gli ex-alunni che in vario modo hanno riallacciato i contatti con l'Istituto attraverso di essa!). Ma, al di la dei numeri, ciò che più conta è l'intensità dei rapporti umani e di fede che in questo modo si sono rafforzati e, speriamo, continueranno a rafforzarsi. Certo, i mezzi di comunicazione che la tecnica ci mette a disposizione sono di grande aiuto, ma sta a noi sfruttarli in modo positivo.

Nella primavera del prossimo anno, come è stato fatto negli ultimi circa venticinque anni con cadenza quinquennale, pubblicheremo una nuova edizione dell'Elenco degli ex-alunni/e del Pontificio Istituto Biblico. Sarà un modo per celebrare il 95° anniversario dell'Istituto, in attesa del centenario (sperando che il Signore ci dia a tutti la grazia di essere partecipi di questo evento anche nella sua liturgia terrena...). L'Elenco sarà inviato, come previsto dallo statuto dell'Associazione, a tutti i suoi membri. Perché esso sia il più aggiornato possibile, vi invito a segnalarci eventuali modifiche, non solo vostre (mediante il modulo allegato), ma anche di altri ex-alunni di cui siete a conoscenza. Inoltre se ci fosse qualcuno disponibile a fare un controllo di qualche elenco particolare (ad es., ex-alunni/e della propria nazione o della propria congregazione) ce lo faccia sapere quanto prima e metteremo a sua disposizione l'elenco richiesto.

Come ho detto sopra, l'Istituto ha compiuto il 7 maggio il suo 94° «compleanno», che è stato solennizzato dalla «festa dell'Istituto», giunta alla sua terza edizione. È vero che questa festa ha riguardato quasi esclusivamente i professori e gli alunni attualmente presenti nell'Istituto, ma quando si festeggia la tappa di un cammino è normale che il pensiero vada anche alla strada già percorsa e ai «compagni di viaggio». Perciò nella liturgia eucaristica, celebrata nella vicina chiesa di S. Bonaventura e S. Croce in Via dei Lucchesi e che gli studenti hanno voluto che io presiedessi, la nostra preghiera ha abbracciato anche tutti voi. Un legame tangibile tra la «festa dell'Istituto» e gli ex-alunni è stata poi la conferenza tenuta nell'Aula Magna dal nostro ex-alunno Mons. Giuseppe Betori, attuale Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Il tema della sua conferenza è stato: «Il progetto culturale della Chiesa Italiana e la Bibbia». Il testo della conferenza è disponibile nel sito web dell'Istituto (sotto «sussidi» / «biblical aids»).

Anche se questa conferenza aveva come riferimento immediato la situazione della Chiesa in Italia, essa si presta certamente a un'applicazione anche ad altri contesti, specialmente nella parte «biblica». Mi sembra perciò opportuno richiamare la vostra attenzione su questa parte, che riporto qui di seguito, soprattutto a beneficio di coloro che non hanno accesso a internet:

L'attuale approccio alla Bibbia, quello predominante nelle nostre comunità ecclesiali, non va nella direzione di una corretta relazione tra fede e cultura. Da una parte sembra trionfare un biblicismo kerygmatico, che scambia la fede nella potenza insita nella Parola di Dio con la semplice riproposizione delle pagine della Scrittura prescindendo da ogni mediazione culturale. La semplice sovrapposizione di un testo biblico alle situazioni della vita personale, comunitaria o sociale, senza tener conto dell'orizzonte ermeneutico in cui il testo è stato prodotto e dell'orizzonte ermeneutico di coloro che oggi dovrebbero accoglierlo, produce di fatto fenomeni di estraneità ovvero di fraintendimento, veri e propri cortocircuiti interpretativi, in cui il messaggio biblico viene rifiutato perché percepito lontano dall'esperienza dell'uomo contemporaneo, oppure il testo, ovvero la realtà o addirittura ambedue, vengono letti in modo deformato pur di giungere in qualche modo ad un legame.

Accanto a questi fenomeni di biblicismo kerygmatico si sviluppano altre forme di lettura del testo biblico più attente alla dinamica dell'inculturazione, ma anch'esse fortemente parziali nel momento in cui privilegiano un accostamento alla Bibbia per temi, per concetti, per prospettive contenutistiche che sfuggono però di fatto al confronto con la dimensione propriamente storica della pagina biblica. Ne risulta una riduzione dell'evento storico-salvifico a categorie valoriali, che probabilmente entrano più facilmente in dialogo con le voci della cultura contemporanea, ma che nondimeno conducono a un'assimilazione della fede cristiana a ideologia o etica. Diventa così oggi essenziale la riconquista della dimensione propriamente storica dell'evento salvifico, attraverso anzitutto un accostamento diretto dei testi, e non solo delle categorie bibliche, e un accostamento poi non selettivo degli stessi testi, grazie a una valorizzazione creativa del procedimento della «lectio continua», di cui la stessa liturgia offre svariate possibilità di iniziazione.

Ma una collocazione della Bibbia nella prospettiva del progetto culturale ne deve anzitutto proporre il valore emblematico in rapporto alla dinamica della inculturazione della fede. Nulla meglio di un approccio corretto alla Bibbia può insegnare le strade che conducono la parola della fede a incarnarsi in una cultura. La Bibbia infatti è la testimonianza primaria di come la rivelazione ha trovato forma umana, anzi molteplicità di forme umane, nel variare dei contesti culturali. I vari volti che, ad esempio, assume la presentazione dell'evento salvifico dell'Esodo, dai racconti tribali alle riletture sapienziali o profetiche fino all'utilizzazione neotestamentaria in chiave tipologica, diventano un percorso di appropriazione di corrette modalità con cui continuare nel tempo il passaggio della Parola nella storia.

Un secondo fondamentale apporto la Bibbia può offrire al progetto culturale: esso concerne l'alfabetizzazione fondamentale della fede. La scissione tra fede e cultura è giunta fino alla perdita degli elementi costituitivi dell'espressione della fede. Parole e immagini del linguaggio religioso subiscono anch'esse l'attacco del secolarismo - per cui, ad esempio, il pentimento si riduce a una transazione tra il colpevole confesso di reati e l'amministrazione della giustizia -, ovvero diventano patrimonio condiviso da pochi, settorializzato in base all'appartenenza aggregativa. Perché l'alfabetizzazione della fede non resti affidata a estemporanei e parziali approcci, veicolati magari da agenzie devozionistiche, occorre che esso possa ripartire dal linguaggio irrinunciabile, che fonda tutti i successivi prodotti simbolici, cioè il linguaggio biblico.

Da ultimo, il progetto culturale deve sfuggire al rischio di intendersi e di essere inteso come un processo di conquista e colonizzazione. Esso deve attuarsi all'interno di un processo di incontro interpersonale, in un contesto di dialogo. Di nuovo qui la Sacra Scrittura diventa decisiva. Intendo far riferimento a quella caratterizzazione della rivelazione divina come atto dialogico, che connota la comprensione che di essa offre il documento conciliare Dei Verbum: «Con questa rivelazione infatti Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé» (n. 2). Strumento dell'integra trasmissione della rivelazione divina, la Scrittura partecipa della natura dialogica della rivelazione e ne continua l'efficacia nel tempo. In questa prospettiva emergono alcune esigenze nell'odierna lettura della Bibbia che diventano decisive per lo stesso progetto culturale: ricostruire un contesto dialogico nell'accostamento al testo sacro, fare del testo sacro lo strumento che avvia un cammino di riconoscimento reciproco tra la pretesa della fede e gli interrogativi dell'uomo contemporaneo, riscoprire all'interno della Bibbia quel cammino dialogico con le culture dei tempi che ha aperto la possibilità alle riletture continue degli eventi salvifici e dei cui criteri occorre appropriarsi per quell'incontro tra Vangelo e cultura che oggi interpella le nostre comunità.

In vista della pubblicazione del prossimo numero di Vinea Electa, vi rinnovo l'invito a farci pervenire vostre notizie che ritenete possano essere di interesse anche per gli altri membri dell'Associazione, in modo che il bollettino sia sempre di più uno vero strumento di «dialogo».

A tutti voi i migliori auguri per il vostro lavoro e il grazie mio e di tutto l'Istituto Biblico per il vostro ricordo e la vostra collaborazione,

 

James Swetnam, S.J.
  Direttore dell'Associazione